Il PSD chiede chiarezza sulle retribuzioni delle figure apicali di Banca Centrale e sull'applicazione del tetto dei 100mila euro lordi annui previsto dalla legge dopo il referendum del 2016. Il partito ha presentato un'interrogazione al Congresso di Stato, parlando di trasparenza, responsabilità e coerenza delle regole.
"Chi ricopre incarichi di grande responsabilità può essere pagato bene", premette il partito di maggioranza in una nota. Ma "se esistono esclusioni o deroghe, devono risultare con chiarezza". E se il limite dei 100mila euro "non consente più di reclutare alcune professionalità indispensabili, bisogna dirlo apertamente e assumersi la responsabilità politica di modificarlo". "La soluzione peggiore sarebbe conservare una regola per tranquillizzare l'opinione pubblica e, nello stesso tempo, trovare il modo di superarla nella pratica. Sarebbe un'ipocrisia istituzionale: il rigore proclamato per tutti e la flessibilità riservata a pochi", afferma il partito. "La questione non è l'invidia sociale. È la responsabilità pubblica".
A sollevare interrogativi sono i dati del Bilancio 2025 di Banca Centrale, dove per due dirigenti viene indicato un costo complessivo di 383.975 euro, contro 363.088 euro nel 2024. Il PSD precisa che il dato può comprendere contributi e altri oneri, ma sottolinea che dal bilancio non è possibile conoscere la ripartizione tra i due dirigenti né verificare il trattamento economico effettivamente riconosciuto a ciascuno. "Se il limite risultasse superato senza una precisa disposizione derogatoria, ci troveremmo davanti a un problema di rispetto della legge e della volontà espressa dai cittadini", si legge nell'interrogazione. Se invece il tetto non fosse più adeguato alle esigenze di Banca Centrale, "spetta al Consiglio Grande e Generale modificarlo apertamente", introducendo eventuali deroghe espresse e controllabili.
Il PSD apre quindi anche alla possibilità di rivedere la normativa: "Dopo dieci anni è legittimo chiedersi se quel limite abbia ancora senso in ogni situazione". Per alcune funzioni altamente specialistiche, aggiunge, potrebbe essere difficile "competere sul mercato e trovare le professionalità migliori". È però una discussione che, secondo il partito, deve essere affrontata "senza demagogia. Ma anche senza ipocrisie". Nell'interrogazione viene affrontato anche il tema dell'equilibrio interno dell'Istituto. "L'autonomia di Banca Centrale è una garanzia per il Paese. Non è uno scudo dietro il quale sottrarre le proprie decisioni al controllo pubblico", sostiene il PSD. "Non può trasformarsi in autoreferenzialità nella gestione del potere, degli incarichi e delle retribuzioni".
"Vogliamo una Banca Centrale più forte, più europea e proprio per questo più trasparente", conclude il PSD.