Il biliardino resta da sempre un must. Un po' come gli squali, che secondo alcuni studi c'erano già ai tempi dei dinosauri.
Il calciobalilla ha retto all'invasione tecnologica e alle mode: mentre sulle consolle apparivano simulazioni sempre più realistiche del gioco del calcio.
Il passatempo da bar per eccellenza resisteva, più e meglio di pur affascinanti concorrenti come il Subbuteo, relegati ormai a una riserva di accaniti appassionati.
Il biliardino no, lui non ha mai smesso di essere mainstream, tanto da spingere qualche mese fa persino il regime dei Talebani a occuparsene (vietandolo perché, a loro dire, i giocatori rappresentavano degli idoli).
Il calciobalilla sopravvive, meglio addirittura delle riviste, quelle dove a inizio millennio si scrivevano gli annunci oggi pubblicati su siti specializzati o su gruppi social.
Proprio al 2000 dobbiamo tornare per scoprire l'origine di questa storia, che incrocia le vite di una allora neo laureata del Politecnico e di una signora, che dopo un quarto di secolo ha deciso di realizzare un suo sogno quasi dimenticato.