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Tormentoni linguistici

Un veloce viaggio tra le espressioni più usate

di Stefano Coveri
8 ago 2019
Tormentoni linguistici

Ogni epoca ha i suoi tormentoni linguistici. Oggigiorno il parlare quotidiano è indubbiamente colorito e abusato. Dalla "paranoia" dei paninari anni ’80 al "ciaone" sparato a raffica degli ultimi anni, passando attraverso i vari "imbarazzante", "ma anche no", "ce la posso fare", "basito", "tra virgolette" (spesso accompagnato dal movimento delle dita e sguardo ammiccante), "bella fra’" oppure la variabile "bella zio", fino ai più recenti "scialla" e "top", che può virare al superlativo "toppissimo". I tormentoni linguistici sono trasversali e vanno ben oltre dialetti e regionalismi: spesso coniati dai ragazzi nel tentativo di creare un linguaggio che sia loro, che li distingua per fare gruppo, vengono poi assimilati da genitori e insegnanti – gli adulti scimmiottatori – entrando così nel linguaggio comune, ripresi a mani basse dalla pubblicità e trasmessi attraverso i social.

Solo alcuni di essi sopravvivono darwinianamente e si riadattano alle nuove epoche, come il sempreverde ‘fico’ o ‘figo’, inalterato dagli anni ’60 a oggi".in quanto la lingua, organismo vivo, si trasforma ed è in continua evoluzione. 

Ma torniamo a "vedere" le parole più usate:

- Ciaone non è semplicemente un saluto un po’ rafforzato: significa ‘ciao a tutti, vado a divertirmi, mi godo il mio relax’, ma ormai si tratta di un tormentone linguistico superato". Quelli nuovi? "Due, principalmente, recentissimi, sono saltati agli onori del portale dell’Accademia della Crusca: ‘bufu’ e il difficilissimo ‘eskere’, entrambi derivanti dal gergo della musica rap e trap americano, l’ultimo come riduzione della locuzione inglese ‘let’s get it’, ovvero ‘facciamolo’.

Ma per capirli e conoscerli occorre essere realmente giovani, non fare finta di esserlo. Fra poco arriverà anche agli adulti il modo di dire ‘non fare il bufu’ in voga fra i ragazzi".

- Da paura-  espressione che non ha niente a che vedere con sentimenti ansiogeni, ma viene utilizzata per qualcosa di molto bello , buono, gradito.

- Ci sta - esprime il proprio consenso per qualsiasi affermazione

- Incupiti - parola ripescata negli ultimi anni , ha mantenuto il significato di diventare tristi

- Basita/o - Segue le orme di "incupito", ma usata anche per " mi meraviglia", in maniera non proprio positiva

- Anche no - usata in maniera sarcastica per esprimere un disappunto, in generale

Sono solo alcuni...senza dimenticare : -piuttosto che..usato al posto del semplice "o". 

La Crusca è da sempre il termometro del mutare del modo di parlare delle varie generazioni: cos’è emerso in quest’ultimo periodo sul fronte dei modi di dire? "L’Accademia si occupa di lingua, ma la lingua è parte integrante di tutto quello che succede intorno a noi, quindi a volte capita di integrare i nostri contenuti con fatti che riguardano eventi di sport, cultura e costume: è da lì che i tormentoni linguistici hanno origine, grazie anche ai mezzi d’informazione che spesso se ne appropriano enfatizzandoli. ( vedi...Petaloso)Una vera e propria contaminazione linguistica." Precisano ....

Ad es. i titoli dei giornali". "Buonismo, il grande esodo, banco di prova, giro di vite, salto nel buio, teatrino della politica, piuttosto che... potremmo andare avanti all’infinito. Ci sono poi ‘cioè’, ‘esatto’, ‘attimino’, ‘pazzesco’, i sempreverdi. Ogni epoca ha i suoi tormentoni, dipende dal tipo di argomento trattato e da quello che accade nel mondo". Ovvero da ‘come butta’. Ma ormai anche questa è un’espressione da matusa. Per essere più attuali, anzi meglio, ‘fare i fenomeni’? Meglio puntare su ‘sclerare’ e concludere con un bel... ‘ma sei fuori?’. Insomma, ‘tanta roba’.

L'importante è comunicare, parlare per capire, per conoscere e conoscersi, magari in modo educato e gentile, che non guasta Mai.

Pace e Buona Vita