Preparare un espresso sembra una faccenda risolta da tempo: macchina accesa, acqua molto calda, pressione, polvere macinata fine, tazzina sotto.
Il gesto è talmente quotidiano che quasi scompare. E invece proprio lì, dentro quel rito piccolo e nervoso, un gruppo di ricercatori ha infilato una deviazione parecchio concreta: usare onde sonore ultrasoniche e acqua a temperatura ambiente per ottenere un caffè con corpo, intensità e caffeina da espresso, tagliando il consumo energetico fino al 75%.
La parte più curiosa è che il risultato, nei test alla cieca, è stato giudicato praticamente indistinguibile da un espresso tradizionale. In pratica hanno realizzato un vero e proprio espresso a ultrasuoni.
Suona un po’ da laboratorio, e infatti arriva da lì: il sistema usa suoni ad alta frequenza, oltre la soglia percepibile dall’orecchio umano, per estrarre aromi, oli, composti del gusto e caffeina dai fondi di caffè.
La temperatura smette di fare tutto il lavoro sporco. Al suo posto entra una vibrazione rapidissima, capace di accelerare ciò che normalmente richiede calore e pressione.
Nel metodo classico l’espresso nasce dal passaggio forzato di acqua calda attraverso il caffè macinato.
Qui il filtro viene trasformato in una specie di piccolo reattore ultrasonico. Il cuore del sistema è un trasduttore, un dispositivo metallico che genera ultrasuoni mentre preme contro il cestello che contiene la polvere.
Il cestello vibra, la vibrazione attraversa l’acqua e il caffè, e l’estrazione accelera.