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Vacanze: " il punto di beatitudine"

I ricercatori lo hanno calcolato

di Stefano Coveri
16 lug 2019
Vacanze: " il punto di beatitudine"

Né troppo né troppo poco, è possibile calcolare la durata perfetta di una vacanza? Un team di ricercatori  ha cercato di determinare il cosiddetto “bliss point”, lo zenith dopo il quale il piacere di vivere esperienze lontano da casa inizia a diminuire. Analizzando le risposte dei partecipanti a una vacanza della durata compresa fra sette e undici giorni, i ricercatori hanno scoperto che il punto di massima beatitudine prima dell’insorgere della noia, è di sette/otto giorni. L’ipotesi è che la dopamina giochi un ruolo in questa dinamica. “Se l’esperienza è monotona, il senso di noia scatta in fretta, mentre la varietà di una situazione rallenta il suo esordio . La vacanza perfetta deve durare sette giorni, un lasso di tempo ideale perché il cervello percepisca il piacere sul duplice registro dell’esperienza e del ricordo.

Ma c’è di più. Un altro studio ipotizza che il momento di massima felicità relativo a una vacanza coinciderebbe con le fasi dell’organizzazione. Pianificare la vacanza, insomma, renderebbe più felici di viverla veramente. Secondo i ricercatori olandesi, mentre il “risultato" di una vacanza può variare da persona a persona, il piacere dell’organizzazione è un denominatore comune a tutti coloro i quali si preparano a partire. "La fase dell’organizzazione, della progettualità è, in effetti, più caratterizzata da una percezione positiva rispetto alla vacanza in sé". Diciamo che è un fenomeno tipico del “sabato del villaggio”. Come già aveva capito Leopardi, siamo più felici nel desiderio che nella sua realizzazione che non è mai al riparo dalla possibilità di rivelarsi deludente. Una volta rientrati a casa, anche la percezione del beneficio varia. Se la vacanza è stata rilassante, infatti, impatta in maniera positiva sulla felicità percepita. Al contrario, osservano i ricercatori, se la vacanza è stata una fonte di stress o un’esperienza neutra, non si registrano differenze nei livelli di felicità fra le persone che sono partite e quelle che sono rimaste a casa.

Partire per una vacanza, implica una serie di benefici che non rientrano strettamente nella dicotomia felicità-infelicità. Per esempio, entrare in contatto con culture diverse, imparare una nuova disciplina o mettersi in gioco - magari, con un viaggio in solitaria sono occasioni per allargare le proprie prospettive. "Una vacanza lontano dai sentieri battuti o non conformista, definita in autonomia nell'ascolto dei propri bisogni può essere un'occasione per riflettere e rivedere le proprie scelte". Confrontarsi con qualcosa di nuovo e diverso, entrare in contatto con un’alterità ci aiuta a rivedere la nostra posizione nel mondo".

In ogni caso, le vacanze andrebbero prescritte dai medici, dovrebbero essere obbligatorie e tutti dovrebbero avere la possibilità di farle, aiutano a riprendersi quello che la quotidianità purtroppo e troppo spesso ci toglie.

Pace e Buona Vita a tutti.