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Votare a 16 anni? Ecco i paesi dove si può

Sono otto le nazioni dove è consentito ai sedicenni di esprimere il proprio voto

di Lia Fiorio
3 ott 2019
Votare a 16 anni? Ecco i paesi dove si può

Una proposta che più volte negli ultimi anni è stata presentata, è quella di estendere il voto ai giovanissimi. Non è un'idea nuova e già nel mondo in alcuni paesi è possibile. Il primo stato fu Cuba nel 1976, e nel sistema elettorale cubano, tutti i cittadini sono iscritti in maniera automatica nel registro elettorale al compimento dei 16 anni di età. In Nicaragua dopo la rivoluzione sandinista, nel 1984  si stabilì costituzionalmente l’età minima di voto a 16 anni per uomini e donne. Nel 1988 fu il turno del Brasile, che con la costituzione approvata durante la presidenza Sarney contemplò la possibilità di un voto facoltativo per i giovani tra i 16 e i 17 anni, che diventa obbligatorio dai 18 anni fino ai 70. Il sistema di voto brasiliano sarà in seguito preso a modello dall’Ecuador nel 2008 e dall’Argentina nel 2012: in entrambi i casi il voto è concesso al compimento del sedicesimo anno, ma non obbligatorio fino ai 18 (in Argentina l’astensione è tuttora punita con una multa). Ma quella del diritto di voto precoce non è una tendenza confinata al continente americano.

Nel 2007 l’Austria ha deciso di abbassare l’età minima per recarsi alle urne di qualsiasi consultazione (pur mantenendo a 18 anni la soglia di maggiore età e diritti di elettorato passivo), mentre più di recente un passo in tale direzione è stato mosso dalla Scozia, prima con il referendum per l’indipendenza del 2014 e in seguito con la definitiva approvazione all’unanimità di una legge che consente a sedicenni e diciassettenni di votare per l’elezione del parlamento scozzese e degli organi legislativi locali. Dal marzo del 2018 anche Malta si è unita al club dei 16, che già dal 2015 aveva sperimentato tale soluzione per il rinnovo dei consigli comunali.

A portare per la prima volta in Europa il voto dei sedicenni è però stata la Germania, che dal 1996 concede al Land della Bassa Sassonia la facoltà di eleggere in questo modo il proprio organo legislativo, regola da allora estesa ad altri nove Lander. Sull’esempio della Germania, nel 2007 anche la Svizzera ha fatto partire una sperimentazione, al momento confinata al cantone di Glarona, soluzione di recente adottata anche dalla Norvegia. Dal 2015 l’Estonia ha adottato i 16 anni come età minima per partecipare alle elezioni locali, mentre in Bosnia i diritti elettorali possono essere acquisiti a 18 anni o in alternativa a 16, nel caso si possieda già un impiego.

Ci sono infine tre isole, formalmente appartenenti alla corona inglese ma di fatto ampiamente autonome, che tra il 2007 e il 2008 hanno stabilito in 16 anni l’età minima per eleggere il proprio governo: si tratta, nell’ordine, delle isole di Jersey, Guernsey e Man.

L’età minima per il voto è di 17 anni in Grecia, Timor Est, Indonesia, Corea del Nord, Sudan e Sud Sudan, oltre che nelle elezioni primarie di 16 stati americani. L’età per il voto più bassa al mondo fino al 2011 era quella dell’Iran, che consentiva il suffragio anche ai quindicenni (oggi per recarsi alle urne è necessario avere 18 anni), mentre il record di anzianità per i nuovi votanti spetta ancora oggi agli Emirati Arabi Uniti, con i suoi 25 anni.