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Di padre in figlio, storie di sport nel giorno della festa del papà

di Roberto Chiesa
19 mar 2020
Di padre in figlio, storie di sport nel giorno della festa del papà
Di padre in figlio, storie di sport nel giorno della festa del papà

Auguri papà, rigorosamente al telefono nel giorno della tua festa e quando vedersi che è già difficile di suo, è impossibile per decreto. Il primo pensiero del 19 marzo condiviso anche da tanti sportivi che dal genitore hanno preso il talento.

I Maldini sono una dinastia. Gli auguri a papà Cesare, mancato, non li ha potuti fare Paolo. Sarebbe stato bello sentirli: "Auguri leggenda, grazie altrettanto". Ma Paolo l'ha telefonata l'ha presa sicuramente dal figlio Daniel, talentino che gioca nel Monza ed è come se in attesa di diventare grande fosse andato a studiare a casa degli zii.

Ma non solo il calcio regala storie. Chissà se Bryan Sacchetti ha chiamato il tirannico padre Meo. Lui che Ct della Nazionale di basket ha tagliato proprio il figlio negandogli di giocare il mondiale. Sacrificato sull'altare del "siamo tutti uguali davanti ad una scelta tecnica". Auguri sforzati.

Auguri a Bjorn Borg dal figlio Leo, tennista di prospettiva, ammesso che il padre si sia fatto trovare. Auguri anche a Giuseppe Abbagnale. Lui del canottaggio che Galeazzi ha consegnato alla storia urlando come a una corrida era l'emblema. E il figlio Vincenzo che semplicemente ha vinto un mondiale, non una garetta, un mondiale, è solo il figlio di.

Una telefonata al papà l'avrebbe fatta Mick Schumacher e magari dio voglia fosse solo rimandata. Austin l'ha fatta a Darren. Il giorno dei Daye, i giorni in cui Pesaro vinceva. Sicuramente Tania, che come tutti sta in casa, ha chiamato il padre Giorgio. Una stella che ne ha oscurata un'altra. Facciamo 2 stelle, i Cagnotto. E tre con Iapichino, Larissa. Salto in lungo. Figlia dell'astista Gianni e della velocista Fiona May (che non c'entra coi papà, ma è Fiona May).

Nessuno squillo tra Jacques e Gilles Villeneuve. Il figlio ha vinto un mondiale, il padre niente. Però il mito è Gilles. E in inglese o in italiano si saranno parlati i Dettori. Il figlio Lanfranco è andato a vivere in Inghilterra perchè ok San Siro, ma con i cavalli in Italia non si prende un euro. Scelta da ragioniere. Poi ha fatto il salto, Ha girato il mondo. E' l'unico ad aver vinto 6 volte l'Arc de Triomphe. Quando darsi all'Ippica è tutt'altro che un ripiego.

Auguri.