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Dopo la vetta le cure: sintomi da congelamento per i Pazzaglia

22 mag 2009
Quattro giorni dopo la storica conquista dell’Everest, i fratelli Pazzaglia si trovano al campo base avanzato per curare i sintomi da congelamento derivati dal freddo.
Un medico colombiano si sta prendendo cura di Antonio e Roberto Pazzaglia, e nonostante le immagini impressionanti di mani e piedi congelati possano far pensare al peggio, il dottore che li visita ogni mattina, ha assicurato ai due alpinisti che non ci sarà bisogno di nessuna amputazione.
Una bella notizia dunque, tra le tante negative degli ultimi giorni.
Dopo la scalata alla vetta di Roberto Pazzaglia, l’Everest si è trasformato in una vera e propria ecatombe.
Negli ultimi quattro giorni, sei alpinisti hanno perso la vita e altri 5 di nazionalità polacca e cinese, risultano dispersi e a detta degli sherpa con poche possibilità di sopravvivenza.
Domani Antonio e Roberto Pazzaglia partiranno verso il confine tra Nepal e Cina, un viaggio che effettueranno a cavallo degli yak, una specie di bisonti selvatico che vive sulle montagne del Tibet.
“Lo useremo come mezzo di trasporto - ci dice al telefono Antonio Pazzaglia - meglio non affaticare i piedi e poi il tragitto è veramente lungo”.
“Se tutto va bene – aggiunge Roberto – il 27 prendiamo l’aereo per l’Italia. Una volta a casa, servirà qualche mese per recuperare dal punto di vista fisico, abbiamo perso almeno 10 chili, ma siamo soddisfatti”. “L’obiettivo è stato raggiunto e per noi è stata un esperienza di vita che, nel bene o nel male, ci rimarrà per sempre nel cuore”.