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Un mare, un sogno

27 giu 2009
Pescara cerimonia apertura Chiesa
Pescara cerimonia apertura Chiesa
Bellissima nell’ideazione, nella dinamica. Strepitosa nei simboli e nel trasmettere la voglia di tornare a sognare di una terra, l’Abruzzo, che ha già pagato alla sorte un contributo durissimo. La cerimonia di apertura di Giochi del Mediterraneo restituisce una Pescara che pulsa di vivacità e si fa scuotere dal brivido delle cose buone. Uno spettacolo curato e molto partecipato, non sfarzoso, puntuale. Generoso come l’Abruzzo. E che dalla sua terra ha tratto ispirazione. Dai prodotti tipici evocati in apertura alla sua gente, i suoi personaggi. Strepitoso il passaggio dedicato a Gabriele D’Annunzio rappresentato da un meravigliso Alessandro Haber. Non sono mancati i momenti di commozione anche in tribuna d’onore. Innanzitutto quando il Presidente del Cio Rogge ha consegnato ai ragazzi dell’Aquila Rugby una medaglia al ricordo di Lorenzo Sebastiani, la giovane promessa della palla ovale vittima del sisma che ha sconvolto una regione. Commozione si diceva. Non l’ha nascosta il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre il Presidente del Senato Schifani è stato sorpreso a canticchiare l’inno come tutto lo stadio allo sfilar dei ragazzi italiani. Ma bella anche la pagina sammarinese. I più eleganti con pantalone bianco e giacca blu, i festosi nel salutare uno stadio in cui si sta come sardine, ma che trasuda sport e vita. Bello vedere in piedi i Capitani Reggenti ad applaudire. Bello sentire Ramazzotti che canta o il Presidente del Comitato Organizzatore Pescante dire con voce ferma ma partecipata “vi abbiamo voluti tutti qui”. Il rito dell’acqua (che storicamente ai Giochi del Mediterraneo prende il posto del fuoco olimpico) ha regalato altri momenti mozzafiato. Tutta Pescara, tutto l’abruzzo è un unico cuore. Sul campo una madre accompagna un bimbo di pochissimi mesi, è il primo nato dopo il terremoto. Il primo segnale di un popolo che ieri sera ha detto a tutti che la farà e ricomincerà dalle sue cose più belle. Hanno pianto in tanti e in tanti si sono divertiti. Uno spettacolo di altissimo livello reso sublime dall’orgoglio di chi lo ha sempre avuto, ma grazie ai Giochi ha anche una finestra per gridarlo ad alta voce, fuori di casa.

Roberto Chiesa