Dopo 13 anni a secco, il Tour of the Alps torna a un italiano. Giulio Pellizzari non si accontenta di difendere la Maglia verde nell'ultima giornata di gara, ma attacca e si prende pure la tappa conclusiva, oltre alla corsa. In quella che è una sorta di prologo del Giro d'Italia, la promessa del ciclismo azzurro ha figurato in maniera ottima, restando in testa dal martedì al venerdì. Non solo, la Maglia verde di leader è sempre rimasta sulle spalle di un italiano, perché a vincere la tappa inaugurale, a sorpresa, è stato Tommaso Dati, battendo allo sprint Thomas Pidcock.
Due successi, quattro giornate davanti a tutti e la prima corsa a tappe della carriera messa in bacheca: per Pellizzari è stata una fine di aprile da incorniciare. Il 22enne marchigiano arrivava all'atto conclusivo con quattro secondi di vantaggio da difendere rispetto a Thymen Arensman ed Egan Bernal, ma anche con altri avversari piuttosto vicini. in classifica. La differenza l'ha fatta nell'ultima salita di Cologna di Sopra, trainato dal gran lavoro di Giovanni Aleotti, che si è sostituito nel ruolo di gregario a Lorenzo Finn, caduto e ritiratosi nella terza giornata. Alla fine saranno 30 i secondi di vantaggio su Bernal, mentre terzo chiuderà Michael Storer, vincitore a Bolzano lo scorso anno. In classifica generale, l'azzurro ha preceduto di 40 secondi Bernal e di 50 Arensman.
Per Pellizzari non è la prima vittoria, ma è sicuramente quella più prestigiosa, che ne legittima le ambizioni di condurre una carriera luminosa, anche perché sulle Alpi ha raccolto un'eredità pesante, quella di Vincenzo Nibali, ultimo italiano prima di lui a conquistare il Tour of the Alps. Per il gioellino di Camerino, sopraffino scalatore, professionista dal 2022 e passato nel 2025 a un team world tour, la Red Bull-Bora-Hansgrohe, è un ottimo inizio, ma tra meno di un mese arriverà il primo, vero, banco di prova: il Giro d'Italia, la corsa che consacra i campioni, e in cui stavolta non si potrà nascondere.