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Rebus Tokyo 2020: o nel 2021 o mai più

CIO e Giappone in querelle per quel che riguarda la copertura delle spese extra, per le quali si parla di 3/6 miliardi di euro (10 volte tanto in caso di cancellazione).

24 mag 2020

Erano già stati ribattezzati i Giochi della rinascita, invece il rischio che non possano vedere mai la luce resta concreto. Tokyo 2020 sarà legata fino all'ultimo all'andamento della pandemia e all'eventuale vaccino, che per il 23 luglio 2021, nuova data d'inizio, potrebbe non essere disponibile su scala mondiale. Un problema di non poco conto, per un'Olimpiade che, tifosi a parte, dovrebbe raccogliere circa 100mila persone – tra atleti, allenatori, impiegati, volontari e media – provenienti da 206 Paesi. Mancando più di un anno, prevedere la realizzabilità di un evento di tale portata è al momento impossibile, ma una certezza il CIO ce l'ha: non ci saranno altri rinvii, perciò Tokyo 2020 si farà nell'estate 2021 oppure mai più.


Oltre che un dramma sportivo, la cancellazione di Tokyo 2020 sarebbe un disastro dal punto di vista economico, con un danno complessivo stimato tra i 38 e i 66 miliardi di euro. Logico dunque che si cercherà di salvarla, anche qualora, tra un anno, ci fossero ancora dei limiti per quel che riguarda spostamenti e assembramenti: le ipotesi sono tante, dalle porte chiuse – o con accessi limitati di pubblico, anche l'eventualità “spettatori zero” non piace per niente al CIO – alla quarantena per gli atleti. In caso di rinvio invece le perdite sarebbero tra i 3 e i 6 miliardi, ma su chi e in che misura dovrebbe coprire il buco è già polemica. In una nota ufficiale, il CIO aveva scritto che il Giappone aveva accettato di farsi carico dell'onere; accordo smentito dall'entourage del premier Abe, col governo nipponico e il comitato organizzatore che hanno chiesto, e ottenuto, la rimozione della nota in questione. Il tema resta delicato, anche perché l'opinione pubblica giapponese, alla luce della recessione legata alla pandemia, è molto attenta alle eventuali spese extra legate ai Giochi. 


Nel video le parole di Thomas Bach, presidente del CIO.