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Scatta il Master, la sfida è tra i migliori otto

5 nov 2012
Roger Federer, sei volte vincitore del Master e detentore del titolo.
Roger Federer, sei volte vincitore del Master e detentore del titolo.
È ora di Master, è ora del meglio. Due gironi da quattro, i top eight del tennis mondiale si sfidano a Londra, a partire da questo pomeriggio, per determinare chi deterrà il titolo di Maestro nel 2012.
Gli uomini da battere sono Djokovic e Federer. Non fosse perché occupano le prime due posizioni nel Ranking ATP, con l’assenza di Nadal – che rivedremo in campo nel 2013 – sono loro i favoritissimi per la vittoria finale. Federer ha già trionfato 6 volte in questa manifestazione, Djokovic è il migliore nel circuito ormai da due anni.
Ma attenzione ad Andy Murray, finalmente vincente negli Slam con l’acuto di Flushing Meadows, bissando il successo olimpico davanti ai suoi sostenitori. Lo scozzese si candida come uomo del domani: “Io e Novak non siamo Federer e Nadal, quello che hanno fatto loro non è replicabile però in Australia, a Londra, agli US Open e in finale a Shanghai quelle tra me e Nole sono state partite discrete”. Il nuovo che avanza.
Ritorna a Londra col sorriso di chi ha trionfato nel momento più alto e difficile, con addosso gli occhi non solo di quelli che masticano tennis, ma anche di quelli che amano lo sport, tutto lo sport. Torna a Londra da olimpionico Andy, che nella prima incontra Berdych.
Murray non dimentica però l’uomo dei record: “Federer? Ha trionfato a Wimbledon, è tornato numero uno al mondo e nei match indoor rimane il più forte.”
D’altra parte re Roger ha già sentenziato: “Novak chiuderà l’anno da numero uno e se lo merita, vuol dire che è stato il più costante.”
C’è anche il discorso doping che tiene banco. “Dopo il terremoto nel ciclismo – sottolinea Andy Murray – anche a noi tennisti si chiedono più controlli ematici. Tutti d’accordo, ci mancherebbe: non abbiamo nulla da nascondere”. Se Murray “vede”, Federer rilancia: “Sono meno controllato oggi di quanto lo fossi qualche anno fa, e non capisco il motivo. È vitale che lo sport rimanga pulito, abbiamo una buona reputazione e vogliamo assicurarci che tale resti”.

Luca Pelliccioni