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Tour de France, da domani si va dritti fino a Parigi

Alaphilippe resiste in gialla, Pinot e Thomas lo incalzano. Kruijswijk, Bernal e Buchmann gli outsider.

di Riccardo Marchetti
22 lug 2019
Julian Alaphilippe (foto Ansa)
Julian Alaphilippe (foto Ansa)

Mancano ancora sei tappe ma l'edizione 2019 del Tour de France può già annoverarsi tra le più sorprendenti, battagliate e divertenti degli ultimi anni. Niente di scontato o di deciso, anche perché, davanti a tutti, c'è un intruso di nome Julian Alaphilippe. Nessuno si meravigliava nel vederlo dominare la prima settimana, ma allo stesso modo nessuno si aspettava di trovarlo ancora davanti nell'ultimo giorno di riposo. Molti quotavano il crollo nella crono di Pau, invece il transalpino ha vinto e rifilato 14” a Thomas, che oltre a essere campione in carica è anche specialista di settore. Altrettanti pronosticavano il suo sul Tourmalet, dove invece ha concesso appena 6” al vincitore di tappa Pinot e ha staccato il gallese di altri 36”. A riallineare esperti e realtà ci ha pensato Foix Prat d'Albis, dove Alaphilippe ha sì retto, ma ha mostrato anche i primi accenni di difficoltà.

Ora c'è 1' 35” tra lui e Thomas, che in questo secondo blocco però è apparso meno brillante rispetto alla prima settimana. Discorso opposto per Pinot che sembrava essersi perso tra le folate di vento della Saint Flour-Albi e invece, con le montagne, s'è ripreso alla grande. Prova d'autore e vittoria sul Tourmalet, secondo posto – con parecchio vantaggio sui rivali – sul Prat d'Albis ed ecco che il francese torna in corsa e forse è pure tra i favoriti. Un vero sogno per i suoi connazionali, che non vedono un transalpino in giallo a Parigi dal 1985, quando ci pensò Hinault. Pinot è 4° con 1'50” di ritardo, a 3” da Kruijswijk: chiudono il plotone dei primi della classe Bernal e Buchmann – lontani 2' 02” e 2' 14” dalla gialla – mentre Landa, il capofila degli altri, è a quasi 5'.

Adesso Alaphilippe potrà tirare il fiato con due tappe morbide – quella di Nimes e la Pont du Gard-Gap – poi però dovrà fare i conti con le Alpi: c'è la tremenda Embrun-Valloire, simbolo di questo Tour coi “mostri” Izoard e Galibier, poi la Saint Jean de Maurienne-Tignes, corta ma con finale spaccagambe, e la Albertville-Val Thorens, con le ultime salite prima della passerella parigina che incoronerà il campione.