La VL, Pesaro e la A

La VL, Pesaro e la A.
Dunque la VL Pesaro resta in A. Meritatamente grazie a un finale straordinario che renderebbe il suo campionato perfetto per la trama di uno di quei film che piacciono? tanto a Hollywood e non solo a Hollywood. Gli ingredienti ci sono tutti. Un presidente con una storia da campione, una serie di giocatori che si conoscono poco all’inizio – globetrotters di un basket globale che li trasforma in una sorta di cavalieri erranti medievali – un gruppo di imprenditori piccolo ma coraggioso che cerca di tenere in piedi la baracca in qualche modo, un pubblico che è vero che è il sesto uomo in campo – assolutamente straordinario – anche se, franchezza per franchezza, per mobilitarlo completamente occorre il biglietto a un euro mentre l’amore non dovrebbe avere prezzo, come dicevano le nostre nonne.

Così viene fuori un film in cui la prima parte è difficile, come in tutti i film che si rispettino. Budget corto vuol dire panchina corta, anche se quel budget viene speso bene in USA, visto che la VL lancia in Italia ottimi giocatori finora sconosciuti. Panchina corta – oltre che come dicevamo rinnovata - vuol dire non riuscire a tirare il fiato mentre il tempo per fare squadra non c’è stato. Poi qualcosa scatta, ci si conosce, qualche nuovo arrivo in più mentre qualcun altro deve mollare per via degli incidenti e la trama va avanti. Insomma il film arriva alla sera pesarese contro la capolista Venezia, dopo aver battuto a Milano i Paperon de' Paperoni della EA7– gli Scrooge McDuck del basket italiano per capirsi – dimostrando che sì i soldi contano ma alla fine conta anche il resto. Contro Venezia diventa una serata indimenticabile e pazienza se ieri si è perso male in Sardegna.

Panchina corta – siamo realisti - vuole anche dire che se giochi come giochi contro Venezia e Milano in dieci giorni, diventa dura recuperare rapidamente, tanto più che per ragioni fisiche devi tenere fuori e non al meglio qualche giocatore molto importante per la squadra. Nomi di giocatori, per inciso, meglio non farne visto che hanno fatto tutti la loro parte . Quando hanno cominciato a giocare insieme, i risultati ci sono stati e si sono visti e – una immagine per tutti – nel finale di Venezia mentre i veneziani marcavano in tre un giocatore della VL, un altro VL andava totalmente libero a canestro, un canestro peraltro pesantissimo.

Certo, sarebbe bello evitare ora il turn over e il ricambio per non trovarsi di nuovo il prossimo anno nelle stesse condizioni – lo stesso film - ma i giocatori sono professionisti, come è giusto che sia. Gli applausi domenica sera all’ingresso e all’uscita di Daye e di contro l’emozione che lui ha dimostrato quando è sceso in campo – pur giocando come ha giocato – dimostrano che la gente del basket pesarese lo sa bene cosa vuol dire professionismo. Certo sarebbe bello ripartire dall’affiatamento del finale di campionato ma ecco che qui dobbiamo tornare a quella che non può e non deve essere una priorità nel basket come nella vita cioè il danaro . Lo sterco del diavolo, come lo chiamavano nel medioevo, come concime organico per quanto o soprattutto perché diabolico infatti è sicuramente importantissimo. Importantissimo ma non prioritario, nel basket come nella vita appunto.

Ora che succede? Vedremo. Pesaro e le Marche, ancora non del tutto consapevoli di essere orfane dei grandi patron che pensavano a tutto chiedendo solo popolarità e tifo, lentamente stanno prendendo coscienza che quei tempi sono finiti. Inoltre l’atteggiamento da parte delle istituzioni nei confronti degli sponsor - quelli onesti e corretti ovviamente -in Italia sta cambiando non solo nel basket, anche perché ne va di mezzo la vita stesso dello sport italiano. Dunque qualche potenziale ma timido imprenditore potrebbe prendere coraggio a Pesaro e non solo a Pesaro, arricchendo in tutti i sensi il Consorzio della VL, in cui peraltro curiosamente i marchigiani sono in minoranza pur essendo la VL uno dei non moltissimi monumenti sportivi internazionali del territorio da tutelare a livello si istituzioni e anche questo suona appunto un po’ curioso.

La base della squadra ora c’è e riuscire a non smantellarla, anche se è molto difficile, vuol dire risparmiarsi un altro lungo rodaggio in campionato. Il patrimonio giovanile cresce perché giustamente si è investito nei giovani. Oltre al coraggio dei nuovi sponsor, gli abbonamenti che da sempre sono la forza di una società per tante ragioni, dovrebbero essere una delle strutture portanti, ovviamente. Altrettanto ovviamente i vertici della società queste cose le conoscono benissimo e da sempre si muovono di conseguenza, nei limiti del possibile.

Buon lavoro intanto a Ario Costa dunque, a Luciano Amadori e a tutti quelli che questa estate si impegneranno per costruire per il prossimo campionato tante serate milanesi o veneziane a Pesaro. Ci si rivede insomma l’anno prossimo anzi, questa estate perché anche quest’anno RTV riproporrà integralmente tutto il campionato della VL, forse con una sorpresa per tutti su cui stiamo lavorando. Una bella sorpresa per tutti, se ce la facciamo.

cr

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