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I grandi cattivi del Basket

25 nov 2019
I grandi cattivi del Basket

Lo sport non è fatto solo di atleti, ma anche di personaggi ed il basket non fa eccezioni. Per essere amati dai critici, bisogna fondamentalmente essere dei grandi lavoratori, umili, dai toni pacati e rispettosi di avversari e tifosi. Ci sono stati tuttavia dei grandi campioni, a cui è stata cucita addosso l’etichetta di “grandi cattivi da detestare”. Di nomi ce ne sarebbero tanti, ma io ve ne faccio due, che per qualità sul campo, carisma, personalità e originalità, sono finiti per essere addirittura amati e desiderati dai tifosi e dagli amanti dello sport in generale: Charles Barkley e Dennis Rodman, operativi negli anni 80 e 90. Barkley è stato inserito nella lista dei cinquanta più grandi giocatori di sempre in NBA, è stato anche parte del leggendario “Dream Team” USA 1992, ed è stato premiato miglior giocatore di quel torneo olimpico, nonostante fosse l’unico giocatore a stelle e strisce fischiato dai tifosi locali, per aver dato una gomitata ad un giocatore dell’Angola, colpevole di aver detto di non voler giocare contro Earvin “Magic” Johnson, per paura di contrarre il virus HIV. Barkley era un giocatore duro, predisposto a forti contatti fisici in campo e all’occorrenza pure a risse, però veniva rispettato per la sua lealtà e per la sua onestà intellettuale, nel riconoscere il valore degli avversari, motivo per cui era amico dell’inarrivabile Michael Jordan. Oltre a ciò aveva l’aura del senatore, di colui che con metodi duri dava il benvenuto ai giovani in NBA. Parlava tanto, aveva anche il senso dell’umorismo e a volte era persino buffo. E’ stato secondo i critici uno dei più grandi giocatori della storia a non aver vinto il titolo in NBA, ma d’altronde arrivare secondo nell’epoca di Michael Jordan e dei suoi Chicago Bulls, era come vincere il titolo in altre epoche. Anche Rodman era un giocatore duro e fisico, veniva chiamato “il verme”, proprio per la sua abilità e predisposizione ad impadronirsi dei palloni vaganti, quando c’erano molti giocatori attorno alla palla. Una volta disse anche di non amare tirare i tiri liberi, perché non c’era contatto con gli avversari e nessuno finiva per terra. Rispetto a Barkley era più istrionico, era tatuato dappertutto e aveva i capelli sempre tinti di colori diversi, anticipando una moda che sarebbe venuta fuori anni dopo. Era anche più pazzo e un po’ meno professionale di Barkley fuori dal campo, ma nonostante ciò, ha vinto due titoli NBA coi Detroit Pistons e tre con i Chicago Bulls come numero uno tra i gregari, coloro che devono fare il lavoro sporco, per far brillare le stelle. Nel 1997 quando giocava a Chicago, la sua rivalità personale in campo nelle finali NBA contro Karl Malone, suo pariruolo e stella assoluta degli Utah Jazz, finì addirittura per essere proposta nella WCW, la massima federazione di wrestling statunitense, con Malone alleato ai buoni e Rodman alleato ai cattivi. Rodman ci mise pochi minuti a farsi odiare dai fans, cosa non facile per uno alle prime armi, ma lui era proprio così nella vita reale. Naturalmente Barkley e Rodman non sono atleti da prendere come modelli, però per dare risalto ai grandi campioni di positività, servono anche dei campioni negativi come avversari e loro in questo hanno dato tanto al basket, oltre che nel rendimento sul campo.

Andrea Renzi