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Il "Dream Team" Usa

1 apr 2019
Il "Dream Team" Usa

Il 1992 fu un anno storico per la pallacanestro, perché per la prima volta gli statunitensi schierarono i migliori fuoriclasse della NBA, in seguito alle sconfitte alle olimpiadi 1988 e ai mondiali 1990, maturate dai migliori giocatori collegiali, che in passato erano sempre stati sufficienti per vincere, fatta eccezione per le olimpiadi del 1972, che comunque furono un caso.

Su dodici giocatori convocati doveva essercene uno del college, ma gli altri undici furono sicuramente il meglio che si sia mai visto su un campo da basket, all’interno di un’unica squadra.

Michael Jordan, ritenuto dalla stragrande maggioranza degli esperti il più grande cestista di sempre, Earvin “Magic” Johnson, ritenuto il miglior play maker della storia del gioco, nonostante fosse debilitato dalla sieropositività, Larry Bird, anche se aveva 36 anni, senza dimenticare Karl Malone, David Robinson, Charles Barkley, Scottie Pippen, John Stockton, Pat Ewing, Clyde Drexler, Chris Mullin.

Quattro giorni prima dell’inizio delle olimpiadi, ci fu una partitella d’allenamento interna alla squadra, cinque giocatori capitanati da Jordan, contro cinque giocatori capitanati da Johnson. I due leader ne fecero una questione personale, per stabilire chi fosse il maschio alpha, lanciandosi proclami e frecciatine a più riprese, con il vecchio Larry Bird a fare da giudice in panchina e alla fine trionfò il team di Michael Jordan, che disse a “Magic” Johnson: “C’è un nuovo sceriffo in città”. Magic guardò Larry Bird e gli disse che non stava dicendo una balla.

E nonostante questa squadra sia stata la migliore della storia, se avesse giocato nel 1989, con “Magic” Johnson e Larry Bird in piena forma, sarebbe stata ancora più grande.

Se gli USA avessero potuto schierare sempre i migliori giocatori NBA, forse solo nel 1964 avrebbero schierato un altro team USA degno di chiamarsi “Dream team”, con Oscar Robertson, Jerry West, Elgin Baylor, Bill Russell e Wilt Chamberlain, ma probabilmente inferiore a quello che avrebbe giocato nel 1989. Anche nel 2018 se ci fossero stati i mondiali e tutti i migliori statunitensi fossero andati a giocarli, avremmo avuto un altro “dream team”, quasi degno di quello che sarebbe stato nel 1989, con LeBron James, Stephen Curry, James Harden, Russell Westbrook, Anthony Davis, ecc.

Ma torniamo a quello del 1992; fu anche un enorme successo commerciale, coi giocatori in giro per Barcellona idolatrati come divinità scese in terra, tutti, tranne Charles Barkley, fischiato per tutto il torneo, per aver dato una gomitata ad un giocatore dell’Angola, colpevole di aver detto di non voler giocare contro “Magic” Johnson, per paura di essere contagiato dal virus HIV.

I compagni di quadra permisero a Charles Barkley di diventare il miglior giocatore del torneo, perché quando si è tutti onnipotenti, si può scegliere chi far brillare più degli altri.

I giocatori di questo “Dream team” 1992 furono però malvisti dai loro avversari, perché concentrarono la maggior parte dei loro sforzi difensivi, contro il miglior giocatore di ogni squadra rivale, come se si giocasse solo contro un avversario. Ecco perché Toni Kukoc della Croazia, Detlef Schrempf della Germania, Oscar Schmidt del Brasile contro gli USA giocarono male. A dire il vero, il miglior giocatore croato era Drazen Petrovic, ma Pippen e Jordan si concentrarono sul togliere dalla partita Toni Kukoc, colpevole di essere stato scelto dai Chicago Bulls, con uno stipendio superiore a quello di Pippen. Kukoc però rigiocò contro il “Dream team” in finale e questa volta giocò benissimo.

Gli unici giocatori avversari che gli statunitensi non riuscirono a non far brillare, furono il croato Drazen Petrovic e il lituano Arvydas Sabonis, i due più grandi giocatori europei della storia.

Ci sono stati altri grandi team USA dopo quello del 1992, ma non sempre erano composti dai migliori giocatori a stelle e strisce e anche se fossero stati al completo, il team USA del 1992 resterà il solo, vero e unico Dream team.

Andrea Renzi