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Italbasket, finisce l'era dei big 3: si ritira anche Gallinari

Dopo Bargnani e Belinelli, ecco l'addio al parquet del lombardo. Insieme hanno costituito la grande speranza azzurra negli anni 2010, ma senza medaglie

3 dic 2025
Marco Belinelli e Danilo Gallinari in Nba, a metà anni 2010 (foto: Facebook Danilo Gallinari)
Marco Belinelli e Danilo Gallinari in Nba, a metà anni 2010 (foto: Facebook Danilo Gallinari)

L'era dei grandi nomi del basket italiano si è conclusa. Dopo Andrea Bargnani, inattivo dal 2017, e Marco Belinelli, che si era ritirato in estate, anche Danilo Gallinari saluta il parquet. Così come Belinelli, anche lui si è ritirato dopo una vittoria: se per il primo si trattava del decimo trionfo in carriera, il secondo campionato italiano vinto con la Virtus, per Gallinari, che ha trascorso quasi tutta la carriera in Nba, è stato il primo successo, il Campionato portoricano con i Vaqueros de Bayamón, arrivato insieme all'Mvp delle Finals.

Lombardo di Sant'Angelo Lodigiano, classe 1988, si era fatto notare con Pavia per poi passare subito all'Olimpia Milano nel 2006, a 18 anni. Trascorse due stagioni in biancorosso, con tanto di Mvp della Serie A nel 2008, arrivò l'approdo in Nba: a ingaggiarlo furono i New York Knicks come 6^ scelta assoluta. Si trattò della seconda chiamata tra i primissimi nomi di un italiano, dopo la grande speranza Bargnani, prima scelta assoluta nel 2006 per i Toronto Raptors. Tuttavia, mentre la carriera del centro romano non decollò mai veramente, nonostante alcune stagioni con una buona media realizzativa, quella di Gallinari lo fece e per anni fu considerato un giocatore affidabile anche da squadre intenzionate a puntare al titolo.

Nella sua storia d'amore con l'America, che più volte ha detto di non voler abbandonare, ci sono anche le esperienze con Denver Nuggets (la più lunga, durata sei anni), Oklahoma City Thunder, Los Angeles ClippersAtlanta Hawks (dove raggiunte il miglior risultato, con la finale di Eastern Conference insieme a Trae Young nel 2021), Boston Celtics, Washington Wizards, Detroit Pistons e infine i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokoumpo.


Se la sua classe non è mai stata in dubbio, la sua tenuta fisica ha cominciato a incrinarsi nel 2012, quando si ruppe il crociato al terzo anno a Denver. La sfortuna tornò a bussare alla sua porta nell'agosto 2022, quando era appena stato chiamato a Boston per completare un roster stellare, reduce dalle Finals perse contro Golden State, ma si ruppe nuovamente il crociato durante un incontro con la Nazionale e non scese mai in campo. E pensare che l'anno dopo proprio i Celtics avrebbero rivinto il titolo.

Tante le presenze anche in Nazionale, segnando 1129 punti in 83 partite. Un periodo vissuto tra alti e bassi e che si porta dietro l'etichetta di delusione per la maglia azzurra, per cui c'erano aspettative altissime vista la contemporanea presenza di tre giocatori Nba in squadra del calibro suo, di Bargnani e di Belinelli. Di questa fase restano comunque indelebili i quarti di finale delle Olimpiadi raggiunti a Tokyo e i quarti di Eurobasket 2015, in cui, grazie anche all'iconica telecronaca di Flavio Tranquillo, nacque l'espressione "Danilo step-back", quando Gallinari, al culmine di una gara da 25 punti, segno un canestro in arretramento nel finale per indirizzare la gara con la Germania.

Nonostante l'assenza di medaglie, resta però il fatto che lui sia stato il miglior italiano mai approdato in Nba e, probabilmente, il miglior giocatore italiano della storia. Almeno per ora, perché una nuova generazione di giovanissimi si sta per affacciare alle porte della lega americana, raggiungendo Simone Fontecchio, pronta a dare nuova speranza al basket italiano.





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