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Luis Scola, il quarantenne di Milano col numero 40

27 apr 2020
Luis Scola, il quarantenne di Milano col numero 40

Oltre agli arrivi dei serbi Teodosic e Markovic a Bologna e dello spagnolo Rodriguez a Milano quello più chiacchierato e roboante di quest’anno in Italia è stato quello dell’argentino Luis Scola sempre a Milano. Ha scelt,o su consiglio dei propri figli, il numero quaranta senza pensare per ironia della sorte che quel numero avrebbe indicato gli anni che ha compiuto da poco. Il campione argentino ha pure detto di non portare più i capelli lunghi perché sono diventati troppo grigi. Dopo un ottimo impatto iniziale sia in Eurolega che nel campionato italiano il suo rendimento ha avuto una comprensibile flessione dovuta all’età soprattutto in difesa. Il suo utilizzo medio in entrambe le competizioni è sui diciannove minuti a partita che comunque sono moltissimi per un quarantenne, ma Luis Scola non è un quarantenne qualunque. Negli anni d’oro della sua carriera in NBA i nostri telecronisti italiani Flavio Tranquillo e Federico Buffa lo definivano uno dei migliori tre giocatori NBA nel suo ruolo, opinione abbastanza condivisa anche negli USA. Scola appartiene alla generazione d’oro argentina che vinse due Coppe America e soprattutto i giochi olimpici di Atene 2004 battendo in finale la nostra ottima Italia, anche se l’impresa più grande fu battere gli USA formati da stelle NBA in semifinale. Di quella favolosa generazione di campioni argentini dopo il pluricampione NBA Manu Ginobili che fece faville anche a Bologna, Scola è stato senza dubbio quello che ha ottenuto più riconoscimenti come ad esempio l’inserimento nel quintetto ideale dei debuttanti in NBA. L’anno scorso all’età di trentanove anni più col cuore che coi mezzi e senza il suo generale Ginobili ha trascinato la sua Argentina in finale dei mondiali. Ha detto in varie interviste che si sente ancora utile e che smetterà solo quando si renderà conto di non averne più. E per uno che in campo è sempre stato un fiero combattente quello sarà un giorno triste.

Andrea Renzi