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Adios Spagna: due anni di rivoluzione buttati al vento

3 lug 2018
Il rientro degli spagnoliAdios Spagna: due anni di rivoluzione buttati al vento
Adios Spagna: due anni di rivoluzione buttati al vento - LOpetegui aveva archiviato il tiqui taqua e dato nuova linfa alle Furie Rosse, l'esonero del CT a du...
Sali sul carro, scendi dal carro. Il giochino preferito nel mondo del calcio oggi prende di mira la Spagna, arrivata in Russia da favorita e cacciata dalla stessa Russia presto, troppo presto, già agli ottavi. Come a Euro 2016, mentre al Mondiale 2014 furono fatali addirittura i gironi. Perciò è sbagliato parlare di fine del ciclo del tiqui taqua, del tramonto della generazione d'oro che s'è portata a casa, in quattro anni, due Europei e un titolo iridato. Era tutto finito già in Brasile. Lì non c'era più Puyol, e lì finirono tanti altri pilastri: Xabi Alonso, Torres, Villa e soprattutto Xavi, deus ex machina, al pari di Messi e Iniesta, del calcio alla blaugrana.

Senza Xavi era rimasto solo uno sterile possesso palla fine a se stesso, facilmente castigato dalla pragmatica Italia di Conte a Euro2016. Poi arrivò Lopetegui e già lì fu rivoluzione, rivoluzione al sapor di risorgimento: due anni senza ko e Spagna di nuovo favorita, ma solo fino alla vigilia. Perché Lopetegui fa il furbo, rinnova e poi firma col Real Madrid, venendo subito liquidato. E dopo la rivoluzione ecco la restaurazione di Hierro, che CT non è e opta per il ritorno al tiqui taqua, che però, come detto, senza Xavi è quasi nulla. Cancellati due anni di progressi, si deve ripartire: degli antichi eroi saluta Iniesta, forse Piquè e Silva, non Sergio Ramos. E chissà De Gea, criticatissimo ma in teoria troppo giovane per salutare. Giovane come Saul, Asensio, Isco: a continuare, con loro, la rivoluzione di Lopetegui potrebbe essere uno tra Luis Enrique e Quique Sanchez Flores.

RM