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Da "Pietruzzu u turcu" al "Pelè bianco": è morto Pietro Anastasi

di Roberto Chiesa
18 gen 2020
Pietro AnastasiPietro Anastasi
Pietro Anastasi

Quando con la valigia piena di sogni partì dalla sua Catania in direzione Varese, Pietro Anastasi era semplicemente "Pietruzzu u turcu", un centravanti promettente e un ragazzo che al primo raggio di sole diventava nero come il carbone.

Aveva nel portafogli meno del giusto e la foto di John Charles. E quei 18 gol che trascinarono il Varese in serie A gli valsero l'innamoramento dell'avvocato e il passaggio alla Juventus. In quel momento Anastasi diventa il simbolo di quell'Italia lì, che lasciava a malincuore il paesello per cercar fortuna nelle fabbriche del nord. In bianconero trova Bettega, niente di più diverso e niente di più complementare. Ci resta 8 stagioni, le ultime due da capitano, colleziona 303 gettoni, bolla 103 volte, nel 72'-'73'-74 si fa tre scudetti di fila. Imprevibile, totale, lo chiamano il "Pelè bianco". E quando la magia finisce e Boniperti lo vende all'Inter Anastasi la prende malissimo e vive Milano come un esilio e si intristisce anticipando il declino.

Lui che nel '68 aveva vinto l'Europeo in azzurro segnando alla Jugoslavia un gol che la Uefa ha inserito tra i più belli di sempre, capisce non sono più i tempi e accetta l'offerta di Costantino Rozzi, 3 anni ad Ascoli prima di chiudere col calcio giocato a Lugano perchè l'età avanza e qualche franco nel cassetto servirà per una vecchiaia serena. Non servirà a nulla invece. Dopo qualche stagione passata da apprezzato opinionista in tv, Pietro Anastasi ha salutato il mondo a 71 anni piegato dalla Sla che spento l'ultima acrobazia del primo centravanti moderno cui oggi in molti dedicano almeno un tweet.