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Durante la visita di Schillaci a Rimini e San Marino si è rivissuto quel mondiale di 30 anni fa

Totò Schillaci in un caldo sabato di inizio estate ha portato un po' di entusiasmo a Rimini e San Marino

di Lorenzo Giardi
7 giu 2020

Franco Scoglio, Zdenek Zeman i suoi propulsori. Due amanti del calcio offensivo. Il Professore disse “io non faccio poesia, io verticalizzo” fu il tecnico più importante per Salvatore Totò Schillaci nato a Palermo l'1 dicembre 1964. Totò, lo ha detto in conferenza stampa a Rimini. Senza nulla togliere a Dino Zoff alla Juventus e ad Osvaldo Bagnoli all'Inter, sono stati quei due a scoprire le doti del ragazzo palermitano. Azeglio Vicini convocò per quel mondiale lo straordinario gruppo dell'Under 21. Zenga, Maldini, Ancelotti, Berti, Giannini, Donadoni. Ed ancora i gemelli del goal della Sampdoria, Vialli e Mancini, ma il campione di quell'Italia era Roberto Baggio. Il reparto offensivo prevedeva due punte centrali come Andrea Carnevale e Aldo Serena, due seconde punte ma in grado di fare anche i centroavanti puri come Vialli e appunto Totò Schillaci e due trequartisti come Baggio e Mancini. Di questi 6, Schillaci era proprio il sesto. Ecco perchè quando Vicini al 75^ di Italia – Austria, in quel momento 0-0, stadio Olimpico di Roma 9 giugno 1990, decide di togliere Andrea Carnevale per inserire Salvatore Schillaci, quando in panchina aveva Baggio, Mancini e Serena, lo stesso Totò restò sorpreso. “scusa ma dici a me” ha ammesso di aver detto l'allora 25enne. Passano 3 minuti Italia in vantaggio Salvatore Schillaci di testa tra i due centraloni austriaci su cross di Gianluca Vialli. Con gli Stati Uniti, il C.T mette in campo la stessa formazione che ha battuto l'Austria, altro 1-0 realizza il Principe di Roma Giuseppe Giannini con Schillaci entrato al 51^ ma che ormai ha scalato le gerarchie. Contro l'allora Cecoslovacchia la prima chiamata da titolari per lui e per Baggio: 2-0 firmato Schillaci – Baggio. Salvatore è una furia i suoi occhi spiritati fanno il giro del mondo. Agli ottavi Italia – Uruguay 2-0: Schillaci – Serena., I quarti Italia – Irlanda 1-0 sempre lui Salvatore Schillaci. Quell'Italia arrivò alla semifinale senza avere incassato un solo goal. Della semifinale con l'Argentina si disse tutto: giocarla al san Paolo di Napoli, a casa Maradona, fu un suicidio. Esattamente come quello di Walter Zenga straordinario, fino a li, e reo di un'uscita sconsiderata che diede la possibilità a Claudio Caniggia di pareggiare il solito goal di Salvatore Schillaci. Poi i rigori. E Totò non è tra i 5. Altro grosso errore. Iin conferenza stampa risponderà senza problemi alla domanda: “ molto semplice ero sfinito dopo i supplementari non me la sono sentita” Per l'Italia segnano, Baresi, Baggio e De Agostini, ma sbagliano Donadoni e Serena. L'Argentina non sbaglia mai ed è proprio Maradona a condannare gli azzurri. Trent'anni dopo l'estate italiana non è più magica, ma tragica. L'incubo del Covid 19, l'economia ferita, il calcio a porte chiuse. Per il momento l'anniversario produce solo malinconiche riflessioni Su ciò che eravamo,e virus a parte, su ciò che siamo diventati. Per fortuna Totò Schillaci in un caldo sabato di inizio estate ha portato un po' di entusiasmo a Rimini e San Marino