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E' morto Corso, col sinistro fece sognare l'Inter

di Roberto Chiesa
20 giu 2020
E' morto Corso, col sinistro fece sognare l'Inter
E' morto Corso, col sinistro fece sognare l'Inter

Non aveva l'aria del campione, non sembrava un grande giocatore: pochi capelli, andatura ciondolante e sguardo di chi si è appena alzato dal letto. Un assist per la perfidia di Brera che di lui scrisse: "..nel nome ha il participio passato del verbo correre...". Non aveva un ruolo proprio, semplicemente valeva il prezzo del biglietto. Dall'esordio a San Siro con la maglia dell'Inter a 17 anni, il piede sinistro di Dio accarezzava il pallone distillava calcio per indenditori e faceva impazzire chi aveva la pretesa di allenarlo.

Quello che regalava ce l'aveva dentro e gli spostamenti sul campo erano principalmente finalizzati a cercare zone soleggiate d'inverno e d'ombra in estate. Attorno a lui si svolgeva una partita dalla quale entrava e usciva con disarmante facilità. Contro la Roma il gol più bello, contro Independiente al Bernabeu il più importante valse l'Intercontinentale. Sempre un colpo a sorpresa nascosto da qualche parte e la punizione a foglia morta, specialità della casa sulla primogenitura della quale è battaglia aperta col brasiliano del Fluminense Didì che calciava appunto a "folhna seca".

Era con Sandrino e Luisito espressione dell'Inter dei diminutivi e di un calcio aggredito e poi stritolato da cannonate e forza fisica. Leader dello spogliatoio eppure sempre poco amato dagli allenatori che ne sopportavano talento ed indolenza. Zero o quasi rapporto coi giornalisti e solo dopo aver smesso di giocare e allenicchiato qualche anno anche un breve passaggio da opinionista in tv. Chiaro, ma parco nell'argomentare. Poco incline alla battuta insomma meglio, molto meglio sul campo. Era nato nel 1941 e forse rinato nel '95 quando entrò nel libro di Berselli "Il più mancino dei tiri", mescolato a Scopigno, Gimondi, Todorov ognuno con i propri talenti e le proprie umanità. Ha vissuto con aria stanca e piede caldo, da uomo libero, che forse era la cosa che gli interessava di più.