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Francia campione, il trionfo all'italiana di Deschamps

16 lug 2018
I festeggiamenti francesiFrancia campione, il trionfo all'italiana di Deschamps
Francia campione, il trionfo all'italiana di Deschamps - Il CT diventa il terzo, dopo Zagallo e Beckenbauer, a vincere il Mondiale da giocatore e da CT. E lo...
Non ha vinto la più bella, ma come spesso accade la più forte e quadrata. La Francia è campione del mondo per la seconda volta della sua storia, 20 anni dopo il titolo vinto in casa. Trait d'union tra le due spedizioni Didier Deschamps, allora capitano e oggi CT. Il terzo, dopo Mario Zagallo e Franz Beckenbauer, ad alzare la coppa sia da giocatore che da capopanchina.

A coronamento di una carriera buona – finale di Champions col Monaco, Juve riportata in A, Ligue 1 col Marsiglia – ma non eccelsa, fino al coronamento da CT. CT di una Francia che nel 2012 era allo sfascio o quasi, e che lui ha riportato in altissimo. Che i Bleus avrebbero fatto strada lo si capiva già a Euro 2016, nonostante la finale casalinga persa col Portogallo più scarso del secolo.

Perché la rosa a disposizione era sconfinata, tanto che il CT ha potuto permettersi di lasciar fuori per scelta tecnica i vari Kurzawa, Rabiot, Laporte e Lacazette, tutti titolari in squadre di prima fascia. Ci sarebbe anche Benzema, ma quella è una storia un po' più complicata e torbida che si fonda sul ricatto a Valbuena di qualche anno fa. Tanto in campo c'erano il motorino Kante, i rocciosi Varane e Umtiti, i terzini Pavard ed Hernandez – poco conosciuti o celebrati ma preziosissimi – e poi le tre stelle, tutte a segno nella finale con la Croazia. Mbappé, che a 19 anni – e quindi con ampi margini di miglioramento – è già tra i più forti al mondo, con le sue accelerazioni letali. Pogba, uscito dal grigiore del biennio allo United con un Mondiale fatto di pochi fronzoli e tanta concretezza, impreziosita dai soliti colpi di classe. E poi Griezmann, che ha messo il becco in 8 degli 11 gol francesi dagli ottavi in poi ed è un seria alternativa a Ronaldo per il Pallone d'Oro.

Tanto ben di dio non ha prodotto bel gioco, ma tra invenzioni dei singoli e solidità – Deschamps, d'altronde, è di scuola italiana – non ce n'è stato bisogno. Sono arrivate sei vittorie e uno 0-0 – l'unico della rassegna – contro la Danimarca, con tante riserve e a ottavi già acquisiti. E anche la finale è stata un inno alla concretezza: nel primo tempo la Croazia ha spinto e dominato, ma nonostante i 7 tiri contro 1 la Francia è andata al riposo sul 2-1 e ha chiuso i conti con due lampi di genio a inizio ripresa. Che dire, chapeau Didi e chapeau Francia.

RM