Lucianone pensaci tu. Nel sottosopra juventino serve un normalizzatore,ecco perchè, tra gli allenatori liberi, Spalletti può essere considerato una certezza. La sua carriera parla chiaro; eccezion fatta per la parentesi in Nazionale, ma lì sei un CT e non un allenatore, l'uomo di Certaldo ha sempre fatto bene. Per far tornare un po' di sereno sul cielo di Torino la scelta del 66enne toscano appare la migliore. Manca solo la firma ma, mai come in questo caso, trattasi solo di formalità, questa sera sarà in tribuna all'Allianz Stadium per assistere alla gara contro l'Udinese.
Da domani prenderà ufficialmente in mano la squadra con l'obiettivo di risollevarla e portarla, se non altro, in zona Champions. Non è stato difficile convincerlo anche perchè, obiettivamente, l'aria della grande occasione ha spinto la trattativa e aiutato a chiudere in fretta, respingendo così anche le sirene, non poche, che suonavano per Raffaele Palladino.
L'ex Napoli - vera e propria spina della questione con tanto di indignazione dei tifosi bianconeri - e la Vecchia Signora hanno trovato l'accordo fino al giugno del 2026. Un accordo che si prolungherà automaticamente, e con leggero ritocco al rialzo dell'ingaggio, per ora guadagnerà tre milioni più bonus, per due stagioni in caso di qualificazione alla massima competizione europea. E' davvero complicato il lavoro che attende Lucianone alla Continassa, ma l'ex Roma è abituato a convivere con situazioni complicate, in carriera è già salito in corsa altre tre volte: ad Empoli quando gli fu affidata ad interim la panchina del club toscano a 8 giornate dalla fine del campionato di Serie C.
All'Udinese nel marzo del 2001 per sostituire Luigi De Canio. A Roma seconda esperienza in giallorosso quando in gennaio rimpiazzò Rudi Garcia. Ma va detto che c'è una differenza sostanziale: nei casi citati si trattava di situazioni compromesse, in questo caso c'è tutto il tempo per riportare la Juventus a competere per vincere e se uno come Spalletti ha accettato significa che intravvede quell'orizzonte.