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Ricchiuti, il 26 maggio la partita d'addio

Il 42enne argentino lascia dopo 25 anni di carriera, nei quali ha incantato Rimini e giocato 4 campionati di A in un Catania "albiceleste".

di Riccardo Marchetti
20 feb 2020

Giusto il tempo di finire il campionato con la Virtus e poi, dopo 25 anni di carriera, il 42enne Adrian Ricchiuti smetterà col calcio giocato. La partita d'addio si farà il 26 maggio (Ricchiuti&Friends contro Nazionale Attori&Cantanti) al Romeo Neri, dove col Rimini si è esibito per 11 stagioni. 8 delle quali, le più importanti, consecutive: dalla C2 al 5° posto in Serie B, con una squadra zeppa di futuri giocatori di A – su tutti Handanovic – che nel 2007 lottò per la promozione con Juve, Napoli e Genoa. "Incappammo nell'anno più difficile della Serie B - ricorda Ricchiuti - con tre big insieme, cosa mai vista. Un sogno svanito alla fine, ma penso che Rimini, per quegli anni, debba ringraziare il presidente Bellavista: portò giocatori eccezionali, alcuni dei quali sono ancora oggi in Serie A".

Dopo Rimini, 4 campionati in A – dal 2009 al 20013 - al Catania. Una specie di Argentina B – guidata in campo dal Papu Gomez – che colse un 8° posto, eguagliando il miglior risultato in massima serie degli etnei. " Si fa sempre riferimento al Papu, grande anche ieri in Champions - osserva Ricchiuti - ma in quel Catania c'erano 14 argentini che pedalavano a meraviglia e grandissimi allenatori. Era una piccola realtà che ha fatto la storia, a volte giocavamo con 11 argentini: eravamo amati da un po' tutta Italia, vedevano in noi una squadra "cazzuta". E abbiamo fatto divertire una città intera". 

Per il futuro l'obiettivo è una panchina. Lui che in carriera – soprattutto in Sicilia – ha incrociato tanti allenatori importanti, su tutti Simeone e Mihajlovic. "Montella, Maran, Mihajlovic, Simeone, Giampaolo, Atzori... tutti, anche Acori e Brevi, tutti ti lasciano qualcosa - dice Ricchiuti - però penso che a livello di grinta e voglia Simeone e Mihajlovic abbiano pochi eguali al mondo. Ce la metterò tutta per diventare allenatore, quindi mi metto a disposizione per cercare di dare una mano in qualche squadra, sennò continuerò a lavorare coi bimbi. L'importante è rimanere nel calcio".