Ospite del programma "C vediamo il lunedì", il tecnico Roberto Landi ha toccato diversi temi:
"Questo si chiama il gioco del calcio. Oggi in Italia non si gioca più, cominciando dai settori giovanili. I settori giovanili sono diventati come degli allevamenti intensivi, quindi i ragazzi non si divertono più e non giocano più. Quindi quando ce li ritroviamo sui campi di calcio che contano, quelli veri, nelle partite vere, la differenza si nota tutta. Prendiamo i giocatori scozzesi, irlandesi, belgi, rumeni, ungheresi, dove io ho avuto la fortuna di allenare...sono ragazzi che giocano a calcio e quindi danno libero spazio a quelle che sono tutte quante le loro fantasie, compresi gli errori. Noi oggi pensiamo che il nostro calciatore, che viene dai nostri settori giovanili, non debba commettere errori. Questo è l'errore più grande che possiamo fare e l'evidenza ci riporta questo".
Mancano i talenti o mancano i maestri, secondo lei?
"Mancano i maestri. talenti ce ne sono, è che noi allenatori non abbiamo il coraggio di fare giocare un giovane. Cominciamo a ragionare da questo punto di vista. Quando la panchina scotta, comprese le amichevoli, comincia a diventare duro fare un progetto di sviluppo".
La cultura del risultato ha soppiantato tutto il resto?
"Sì, in Italia sì. Oggi è data per scontata. Cioè noi vediamo il risultato domenicale, non vediamo il progetto. Quindi il progetto è fatto di errori e se ti va bene di vittorie, ben vengono, però il progetto è fatto così. Ci sono dei luoghi comuni dove l'importante è partecipare, in Italia è importante vincere".
C'è un paese che le è rimasto nel cuore più di un altro, calcisticamente parlando, e uno magari dove le sarebbe piaciuto allenare?
"L'Inghilterra è uno dei paesi che è rimasto per un allenatore, perché per la passione. La Scozia è stata l'apoteosi della mia esperienza. La Nazionale del Qatar è stata un'altra di quelle esperienze, perché allenare in Asia e vedere quelle che sono adesso le nuove realtà che stanno venendo fuori, le nuove metodologie che anche loro stanno imparando, è molto bello. Però la Scozia e il Belgio stesso hanno una passione per il calcio che è infinita e quindi senza barriere, senza alibi, si va alla partita, chi vince e chi perde poi il giorno dopo si ricomincia".