Come sintetizzare un personaggio che si è speso su più fronti, se non partendo dalla necessità assoluta di ottimizzare il tempo? E così ecco “Germano De Biagi – Una vita di corsa”, biografia scritta a quattro mani: Verter Casali racconta il politico – tre volte reggente – e imprenditore, Lorenzo Giardi si sofferma sul lato calcistico. E come patron del San Marino, quella di De Biagi è una maratona di 29 anni, dall'84 al 2013. 4 decadi e un mare di allenatori e giocatori, molti dei quali presenti in sala. A dare il via al tutto, una trasferta memorabilmente anonima. "Gli ho detto: dove gioca il San Marino domenica? - racconta De Biagi - e la risposta è San Vittore di Cesena. Allora non c'era il GPS e io non trovavo San Vittore sulla cartina geografica. Vengo a casa incavolato duro, dico come, San Marino, uno Stato, una Repubblica, gioca con una squadra che non c'è neanche sulla cartina geografica?".
E l'addio ai campetti sperduti fu istantaneo, con 3 promozioni in 4 anni dalla Prima Categoria alla C2. De Biagi voleva vincere, e l'ha fatto molte volte: 6 campionati tra tutte le categorie e il doppio sbarco in C1/Prima Divisione, la vetta più alta della storia biancazzurra. Tanti successi e qualche delusione, che per De Biagi restano anche più vivide nella memoria. " In C1 abbiamo sfiorato i play-off per la Serie B - dice De Biagi - e lì era un mio obiettivo e non l'ho raggiunto, però era una dimostrazione che si poteva fare. Era più la delusione quando non vincevi, quando vinci fai fatica a ricordare quelle più belle, sono tutte belle. Tra gli allenatori che ho avuto sono molto legato a Bonavita, Lucchi, Petrone... tra i giocatori chiaramente Lapadula e Piovaccari, che ho voluto insistentemente, Corbelli mi diede una grossa mano a portarlo qua dall'Inter".