Un pilota part time è campione del mondo di rally. Non è una provocazione, non è un'invenzione, è la realtà, quella che ha incoronato Sebastien Ogier miglior rallysta del pianeta per la nona volta, con sole 11 prove disputate su 14. Il terzo posto nell'ultima tappa di campionato, in Arabia Saudita, è sufficiente al francese per superare Elfyn Evans, che viene beffato ancora una volta, la quinta consecutiva, proprio nel finale.
E pensare che Ogier aveva cominciato avendo in programma solo alcune gare, disputando – e vincendo – la prima prova, per poi saltare la seconda, la terza e l'ottava. Solo che il 41enne francese, quando si è reso conto di poter lottare ancora per la corona, nel finale di stagione è tornato in pista in maniera definitiva e da lì il Mondiale si è acceso, con una lotta a tre, tra lui, Evans e Kalle Rovanpera, che intanto, a sorpresa, ha annunciato l'addio al rallysmo per passare alla pista.
Alla resa dei conti si arrivava con Evans davanti a Ogier per tre punti e Rovanpera che era di fatto uscito dalla lotta con la brutta prova del Giappone. Il primo giorno in Arabia aveva già messo in evidenza le difficoltà di Evans, ottavo, mentre Ogier, nonostante il 6° posto, era più in controllo. Il sabato ha confermato tutto: mentre il fondo stradale si rivelava infido, ma democratico, causando forature un po' a tutti i migliori, il francese risaliva fino al 3° posto in gara e al primo in classifica, perché Evans si fermava al 6°.
E così, a festeggiare la vittoria del Rally d'Arabia è il campione uscente, Thierry Neuville, e quella del titolo è di nuovo Ogier, quattro anni dopo l'ultima volta, grazie a sei successi e quattro podi in stagione. Con questo trionfo, Ogier diventa il pilota con maggior numero di Mondiali Wrc vinti, nove, alla pari del connazionale Sebastien Loeb, che sui social gli ha dato il benvenuto nel club. Inoltre, il francese è ora il più anziano campione del mondo di sempre, a 41 anni e 346 giorni, soffiando al finlandese Hannu Mikkola un primato registrato nel novembre 1983, proprio un mese prima che Ogier nascesse. Non male per un pilota part time, che magari nel 2026 ci riproverà, per cercare la doppia cifra di titoli e riscrivere ancora la storia.