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Dubai: hub più grande del mondo, con l'ombra del Coronavirus

16 feb 2020
La corrispondenza di Elisabetta Norzi
La corrispondenza di Elisabetta Norzi

L'aeroporto di Dubai si è riconfermato, per il sesto anno consecutivo, l'hub con più traffico del mondo per passeggeri internazionali, avanti di sei milioni di persone rispetto al rivale di sempre, Heathrow. Ha visto infatti transitare 86,4 milioni di passeggeri nel 2019, nonostante un calo del 3,1% rispetto all'anno precedente dovuto, secondo l'amministratore delegato di Dubai Airports, Paul Griffiths, alla chiusura per lavori di manutenzione di una delle piste, al fallimento della compagnia India Jet Airways e alla messa a terra del Boeing 737 Max. Fattori che, tradotti in numeri, hanno fatto perdere 3,2 milioni di passeggeri.

L'India è rimasta il Paese di destinazione principale per il Dubai International Airport, con un traffico di 11,9 milioni di persone lo scorso anno, seguita dall'Arabia Saudita con 6,3 milioni e dal Regno Unito con 6,2. Subito dopo la Cina, con 3,6 milioni di passeggeri.
E qui si apre il capitolo Coronavirus, che ha un impatto molto pesante anche sulle compagnie aree e sull'industria del turismo. Gli Emirati Arabi, a partire dallo scorso 5 febbraio, hanno sospeso tutti i voli da e verso la Cina continentale, tranne quelli su Pechino, mentre oltre 60 compagnie di diversi Paesi del mondo hanno deciso di interrompere completamente i voli.

Secondo Denise Wong, analista della Bloomberg Intelligence, l'escalation dell'epidemia di Coronavirus potrebbe causare un danno alle compagnie aeree e agli aeroporti, molto più duro rispetto alla Sars del 2003, poiché i viaggiatori cinesi si sono moltiplicati negli ultimi 17 anni. La Cina, secondo i dati di Bloomberg Intelligence, è infatti il più grande mercato dei cosiddetti "viaggi in uscita" nel mondo.

Intanto, con otto casi di Coronavirus confermati negli Emirati Arabi, dei quali tre pazienti guariti e dimessa dall'ospedale proprio in questi giorni, il Governo ha avvisato che la diffusione di notizie non ufficiali attraverso i Social Media e la Rete qui sono un reato, punibili anche con il carcere. Mentre la comunità cinese residente nel Paese, oltre 180.000 persone, sta organizzando collette per raccogliere materiale sanitario da spedire negli ospedali di Wuhan prima che il numero di voli per la Cina possa ridursi ancora.