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Israele: la difesa di Netanyahu insinua dubbi sulla magistratura

La corrispondenza di Massimo Caviglia

25 mag 2020
La corrispondenza di Massimo Caviglia
La corrispondenza di Massimo Caviglia

Nessuno sa quale sia stata l’espressione del premier israeliano Netanyahu quando ieri, dal banco degli imputati, con la mascherina sul viso e la telecamera alle spalle, ha dichiarato alla giuria di aver letto e compreso le tre accuse contro di lui. Nel caso 1000 Netanyahu è sospettato di aver ottenuto sigari, champagne e regali per duecentomila dollari in cambio di favori. Nel caso 2000 è accusato di aver chiesto ad un quotidiano una copertura mediatica positiva in cambio di una legge che avrebbe svantaggiato un giornale concorrente. Nel caso 4000, l'accusa di corruzione riguarda la richiesta di una copertura mediatica favorevole su un sito web in cambio di favori all'azienda proprietaria.

Netanyahu ha dichiarato che non accetterà alcun patteggiamento: “Siamo qui per arrivare alla verità” ha detto. Il Presidente del Consiglio ha sempre sostenuto che il processo sia una congiura della sinistra e dei magistrati per annientarlo giuridicamente, non riuscendovi tramite elezioni politiche. “L'obiettivo – ha affermato – è estromettere un Primo ministro forte e bandire la destra dalla guida del Paese per molti anni”. Il premier aveva chiesto alla Corte di far trasmettere in diretta tv l'intero dibattimento per dare a chiunque la possibilità di conoscere la verità: “Il pubblico deve poter ascoltare tutto – ha dichiarato – e non attraverso il filtro distorto dei giornalisti”. Ma l’istanza non è stata accolta.

Il Capo del governo aveva chiesto anche la pubblicazione del protocollo degli interrogatori, ritenendo che il Procuratore generale avesse utilizzato pressioni e ricatti per ottenere deposizioni atte a incriminarlo con false testimonianze. Il co-premier Gantz ha invece espresso piena fiducia nei giudici, affermando che Netanyahu avrà un processo equo e sarà ritenuto innocente fino a prova contraria. Intanto fuori dal tribunale si fronteggiavano gli schieramenti pro e contro: i detrattori aprivano bottiglie di champagne, mentre i sostenitori gridavano “Bibi siamo con te”. Una dicotomia che ha spaccato il Paese in due, con la metà degli israeliani che ritiene il premier innocente o pensa che la sua forza di leader superi qualsiasi accusa.

Massimo Caviglia