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Il giudice d'appello Caprioli risponde alla nota del Congresso di Stato

4 ago 2020
Il giudice d'appello Caprioli risponde alla nota del Congresso di Stato

Le allusioni al mio operato che figurano nel comunicato stampa diramato in data odierna dal Congresso di Stato («ci si chiede, casomai, perché il processo Mazzini abbia subito rallentamenti nella scorsa legislatura»), e che fanno seguito a dichiarazioni pubbliche di analogo tenore – molto più esplicite – di un esponente dell’attuale maggioranza consiliare, mi costringono a un breve chiarimento, reso necessario anche dalla temporanea assenza di un Magistrato Dirigente che possa difendere le mie ragioni al cospetto delle istituzioni e della comunità civile sammarinese.

La mia scelta di rinviare al 14 maggio 2020 la prima udienza del processo Mazzini, originariamente fissata per il 10 ottobre 2019, si è resa necessaria per ragioni di carattere esclusivamente organizzativo: segnatamente, per la mia impossibilità di gestire un processo di quelle inusitate dimensioni e di quella delicatezza (il più importante processo penale mai celebrato a San Marino) in un momento nel quale – a seguito della scomparsa del prof. Ferroni, giudice d’appello civile e amministrativo, e della ritardata presa di servizio dei nuovi giudici d’appello proff. Treggiari e Morrone – era ancora affidata al sottoscritto e al prof. Brunelli, in aggiunta a quella penale, tutta la giurisdizione d’appello civile e amministrativa.

Più nel dettaglio: (1) in data 23 aprile 2019, a otto mesi di distanza dalla scomparsa di Lanfranco Ferroni, ho inviato, insieme con il prof. Brunelli, un’accorata lettera al Dirigente del Tribunale e al Segretario di Stato alla Giustizia nella quale denunciavo l’impossibilità di fronteggiare adeguatamente il carico giudiziario penale – dovendo smaltire anche quello civile e amministrativo, altrettanto gravoso – se non si fosse provveduto tempestivamente a nominare (almeno) un nuovo giudice d’appello; nella lettera si menzionava proprio il maxi-processo Mazzini, che era stato affidato da un paio di mesi (14 febbraio 2019) alla mia cognizione; (2) a fine luglio 2019, avendo appreso con sollievo che si stavano per concludere i lavori della commissione per il reclutamento di due nuovi giudici d’appello, ho immediatamente emanato il decreto di citazione Mazzini, convinto di potermi finalmente dedicare senza inciampi al “processo del secolo” sammarinese; (3) a inizio ottobre 2019 mi sono reso conto che la mia speranza di liberarmi del carico civile e amministrativo si stava rivelando, del tutto imprevedibilmente, illusoria, perché la nomina dei giudici Treggiari e Morrone continuava a non essere ratificata dagli organi competenti; sono stato dunque costretto a revocare il decreto di citazione, per le stesse ragioni già espresse con preoccupazione nella mia lettera del 23 aprile; (4) quando, nel gennaio 2020 – a seguito del ricorso presentato dal sottoscritto e dal prof. Brunelli al Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme –, i giudici Morrone e Treggiari hanno potuto finalmente prendere servizio, ed io sono stato restituito al mio incarico originario di giudice d’appello penale, ho, ancora una volta, immediatamente emanato il decreto di citazione a giudizio. Tra la pronuncia del Collegio Garante (14 gennaio 2020) e l’emanazione del nuovo decreto (17 gennaio 2020) sono passati tre giorni.

Queste, e non altre, le «ragioni per cui il processo Mazzini ha subito rallentamenti nel corso della passata legislatura»: semplici (e responsabili) scelte organizzative, compiute nella più totale indifferenza per le attuali vicende politiche sammarinesi – di nessun interesse per il sottoscritto – e animate dal solo intento di svolgere nel migliore dei modi un compito delicatissimo ed estremamente gravoso. Un compito che potrebbe diventare, purtroppo, addirittura proibitivo, se dovesse venire svolto in un clima di gratuiti sospetti e di ingiustificati attacchi alla mia persona.

c.s. Francesco Caprioli