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Commissioni affari costituzionali, l’opposizione abbandona l’aula per protesta

8 set 2011
Commissioni affari costituzionali, l’opposizione abbandona l’aula per protesta
Commissioni affari costituzionali, l’opposizione abbandona l’aula per protesta
Gli animi si erano già surriscaldati quando Gian Nicola Berti, Lista per la Libertà, aveva proposto un emendamento al progetto di legge in esame, ossia “Riforma della struttura e del modello organizzativo dell’amministrazione pubblica”. Chiedeva che i dipendenti pubblici non percepissero più la retribuzione piena dello stipendio durante i lavori consiliari, ma solo il gettone di presenza, come accade per tutte le altre categorie lavorative. Per le polemiche la seduta è stata sospesa, poi i consiglieri si sono impegnati a ristabilire pari dignità retributiva a prescindere dalla categoria lavorativa di appartenenza. Nuovo scossone più tardi, quando è stato riproposto un articolo già bocciato due giorni fa, quello sulle incompatibilità. Per la minoranza era troppo discrezionale, visto che rimandava tutto ad un decreto successivo. Sembrava fosse stato trovato un accordo bipartisan per definire la questione in una futura legge più specifica, ma la maggioranza ha proposto un emendamento reinserendo tutte le incompatibilità che erano state tolte. Per l’opposizione si tratta di una violazione ormai sistematica delle regole democratiche e non escludono un ricorso agli organismi internazionali.
“C’era una vacanza legislativa sulle incompatibilità – spiega Assunta Meloni, Alleanza popolare, che ha presentato l’emendamento – Doveva essere regolamentata in qualche modo, era uno dei temi sui quali ci siamo spesi più volte in Consiglio ed era anche una richiesta che ci facevano gli organismi internazionali, non ultimo il Greco, che certo ci avrebbe fatto notare questa mancanza”. La minoranza accusa anche i consiglieri di maggioranza di votare al posto dei colleghi assenti.


f.b.