Consiglio: Aula divisa sulle modifiche della legge elettorale. La maggioranza propone un tavolo istituzionale

19 mar 2019
Membri di maggioranza
Membri di maggioranza
Si confermano le distanze sul progetto di legge di modifica della legge elettorale mentre in parallelo va avanti l'iter referendario. La Reggenza comunica ai capigruppo che emanerà il decreto in settimana affinché venga celebrato entro maggio, per non entrare in conflitto con l'elezione delle Giunte di Castello. L'opposizione evidenzia le distorsioni di una norma costruita su un bipolarismo puro, e torna sullo spostamento di 15 consiglieri su 60, che crea – dice - grande disequilibrio ed effetti perversi in termini di rappresentatività.

Si propone che la Reggenza conferisca a chi abbia raggiunto la maggioranza relativa al primo turno, un mandato di 15 giorni per formare il governo senza premio di stabilità. Mandato assegnato al secondo nel caso di mancato accordo. Il ballottaggio diventa così l'extrema ratio. La maggioranza si dice disponibile a correttivi ma su certi principi non transige. Per Guerrino Zanotti ciò che oggi viene letto come un ostacolo è invece valore aggiunto. La legge vigente – spiega - va verso la semplificazione del quadro politico. È un vantaggio presentarsi alla cittadinanza con coalizioni precostituite che condividono lo stesso programma di governo. Il pdl dell'opposizione e il quesito – aggiunge - vanificano invece il lavoro di valorizzazione della volontà dei cittadini”. Per Enrico Carattoni dietro ci sono questioni tattiche, “un giochino sotterraneo”. La coalizione di maggioranza – afferma - si è trovata a giocare e vincere con regole del gioco volute da altri. Fino a quando vinceva la Dc andava bene ora invece la si vuole cambiare. Il dato più contraddittorio è voler impedire ai cittadini di decidere da quale governo essere governati”.

Teodoro Lonfernini si dice deluso, un ragionamento sulla legge elettorale – ricorda - era l'impegno preso dal Governo fin dall'inizio della legislatura. L'unico intervento è stato invece quello sul finanziamento ai partiti e rimborsi. "Abbiamo dovuto pensarci noi". Le posizioni su questo tema sono lontane. Fabrizio Perotto si oppone con forza. “È il medioevo della politica sammarinese. Vogliono togliere potere decisionale ai cittadini, fare accordi post voto evitando che cambino idea, trasformare i programmi in carta straccia. La nostra legge garantisce rappresentatività e governabilità, il ritorno al proporzionale puro sarebbe una follia. Anche per Dalibor Riccardi la proposta dei colleghi di minoranza toglie ai cittadini la conquista di un voto chiaro e trasparente rispetto a programmi e coalizione. “Res – dice - non sosterrà il referendum”. Si toglie anche qualche sassolino nei confronti del suo ex partito che – dice - non ha cambiato modo e metodo. Dal Psd è nata la proposta e dal psd arriva la bocciatura. Deve fare seriamente riflettere gli elettori”.

“Chiarezza e rispetto della volontà degli elettori sono elementi che vogliamo sancire in maniera indelebile”, rimarca Matteo Ciacci. “Le scelte vanno fatte alla luce del sole – ribadisce - altrimenti torniamo al passato, a quando i Governi venivano creati a tavolino”. Apre però al confronto. “La maggioranza – annuncia – ha proposto di avviare un tavolo istituzionale per affrontare in primis il tema della legge elettorale e in seguito Reggenza di Garanzia e Statuto delle Opposizioni”. Alessandro Mancini invita a non confondere stabilità con governabilità. "Si può dire tutto tranne che in questa legislatura si sia governato il Paese. Prendete il programma elettorale e dite quanto avete fatto in due anni e mezzo”.

Francesco Mussoni chiede invece alla politica di non giocare né in difesa né in attacco. “Governo e maggioranza non sono toccati da questa iniziativa. È sistemica, va al di là delle parti in gioco”. Tra le criticità sollevate dall'opposizione, anche la manciata di voti di alcuni consiglieri, “catapultati in Aula – fa notare Iro Belluzzi – senza gli strumenti necessari a legiferare” mentre “altri con un numero cospicuo di voti sono stati esclusi”, aggiunge Davide Forcellini. “La legge non è più adatta alla conformazione politica attuale” – continua il consigliere di Rete. “Il paese è spaccato in tre parti con la maggioranza che non ha più neanche quel terzo di cittadini che l'avevano votata”.

MF