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Consiglio: nella notte le dimissioni di Celli riaccendono lo scontro

24 ott 2018
La seduta di ieriConsiglio: nella notte le dimissioni di Celli riaccendono lo scontro
Consiglio: nella notte le dimissioni di Celli riaccendono lo scontro - Il dibattito prosegue nel pomeriggio. A seguire il giuramento.
Procurati un'armatura per proteggerti dalla lapidazione verbale”. Il consiglio di Zanotti ad Eva Guidi, pronta al giuramento come Segretario alle Finanze, rimarca lo scontro politico. Di rimando Pasquale Valentini e Giancarlo Capicchioni le chiedono di essere libera, “non serve una corazza – dicono – se non rispondi a qualcuno”. Il dibattito sulle dimissioni di Celli prosegue nei contenuti il comma comunicazioni. Tornano le ordinanze Morsiani con la maggioranza che ribadisce che non si tratta di una sentenza, “mi impensierisce – dice Mimma Zavoli - il bisogno cieco di individuare i colpevoli prima del tempo”. Dall'opposizione l'accusa di far finta di nulla, “ovvio che l'ordinanza non sia una sentenza – tuona Grazia Zafferani – ma se un giudice la scrive è perché ci sono dei motivi” e chiede le dimissioni dell'intera maggioranza per “gravissime responsabilità politiche”.

"Liberate il paese da uno dei Governi peggiori della storia”, rincara Pedini Amati. "Il Conto Mazzini – aggiunge - avrebbe dovuto essere da esempio" ma per Marina Lazzarini ed Enrico Carattoni non è un confronto corretto perché prima del Mazzini c'è stata la commissione d'inchiesta Fincapital – e qui – fanno notare – “nessuno è stato indagato o rinviato a giudizio”.

Il lavoro del tribunale – afferma Matteo Fiorini - va tutelato sempre e non politicizzato. “Non lo si rispetta quando si mette il magistrato nelle condizioni che la sua ordinanza favorisca uno piuttosto che l'altro”. Su Celli, poi, a cui arrivano i ringraziamenti dei colleghi di Adesso, si concentrano gli attacchi. Inaccettabili, per l'opposizione, le sue parole in Commissione Finanze contro Banca Centrale e magistratura. Grave – fa notare Alessandro Cardelli – che non siano state prese le dovute distanze. Scandaloso – continua – che gli apprezzamenti arrivino dai “vecchi moralizzatori di Ap che hanno fatto cadere un governo per la questione morale”. SSD ammette errori ma “non tollero elucubrazioni – dice Michele Muratori- sulla malafede di Governo e maggioranza e accusa l'opposizione di aver cercato di far passare messaggi fuorvianti, come il fatto che il presidente Carisp fosse indagato, “notizia smentita dallo stesso commissario che sta dirigendo le indagini”.
All'appello al dialogo di cui – dice – “c'è bisogno disperato”, si affianca l'accusa di portare avanti il clima di scontro in maniera scientifica. Lo dice Franco Santi, che parla di deriva, col rischio di superare il punto di non ritorno. Guarda al passato, ad anni di politiche miopi e si dice preoccupato dall'incapacità del paese di focalizzare l'attenzione sui reali problemi. “Tutti – afferma – dobbiamo fare la nostra parte”. Ad Eva Guidi la maggioranza riconosce capacità di ascolto e dialogo, di mediazione, “ segna un nuovo corso” – dice Vanessa d'Ambrosio, “non si è tirata indietro nonostante le difficoltà”, aggiunge la Lazzarini, ma per Dalibor Riccardi, che boccia Celli senza appello, quello delle Finanze “non era un treno su cui la Guidi doveva salire”. Inopportuno – dice - accettare l'incarico considerando il suo lavoro in Banca Centrale. “Quando le arriverà sul tavolo la ristrutturazione dell'Istituto, come previsto dal programma di Governo, con quale obiettività – chiede - riuscirà a portarla a termine?”. Il dibattito prosegue nel pomeriggio. A seguire il giuramento.

MF