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Lettera al Direttore - 26/07/2014

26 lug 2014
Lettera al Direttore - 26/07/2014

LETTERA AL DIRETTORE
Buonasera Direttore, con la presente sono a condividere con Lei una riflessione scaturita dopo la visione dell'editoriale "Rumore di Fondo" certo di dare un contributo costruttivo a tutta la vicenda che sta investendo questo Paese. La riporto così come l'ho scritta:
"Il costume è il modo consueto di agire, di pensare, di comportarsi di una persona per abitudine acquisita. In una società possiamo affermare che il costume indica il comportamento relativo a determinati aspetti della vita pubblica su fatti e fenomeni locali, molti di questi accadimenti vengono appresi da organi di stampa e televisione. Quale costume può 'indossare' la società in merito agli accadimenti della tangentopoli sammarinese? Analizzando l'editoriale, piuttosto didascalico, "Rumore di fondo" (http://www.smtvsanmarino.sm/video/attualita/rumore-fondo-13-07-2014), dell'emittente sammarinese diretta da Carlo Romeo possiamo farci un'idea. L'editoriale non ha un taglio da servizio di cronaca (scelta editoriale precisa), è un punto di vista 'fuori dal tempo' che parla genericamente degli avvenimenti planando sull'argomento. La voce è profonda e rassicurante, da documentario naturalistico, per dare ancor più peso e risalto alle parole che vengono espresse. Non ci sono altri rumori di fondo se non quello di passi in apertura del servizio e sul finale il rumore del chiavistello del carcere, in mezzo immagini scollegate dal contesto. Il tono è pacato ma le parole utilizzate sono ben definite: "quando un'inchiesta giudiziaria si abbatte come una scure", "lasciare sul campo morti e feriti", "il tintinnio delle manette", "spingere fino in fondo il pedale delle indagini giudiziarie" ,"stringere il cerchio", "segni del decadimento". Poi il plauso al tribunale per il lavoro svolto che prima era "accusato di immobilismo". Grazie a "strumenti normativi" ora invece il tribunale può concludere le indagini rispondendo con "atti concreti" e al coraggio dei giudici per "affermare con decisione il sano Principio della Legalità" (e ci mancherebbe). Poi la stoccata. Al "fastidioso rumore di fondo" che si leva attorno alle aule del tribunale, "messaggi in codice indirizzati a chi è in grado di capire". Si mette dentro al fascio anche chi alimenta un sentimento "giustizialista e forcaiolo", chi fa il sagace e chi accusa severamente, il tutto "senza uno straccio di elemento serio" poi il monito: "inutile gettare fango a casaccio". "Le prove si portano in tribunale, punto e basta", continua il servizio concludendo che "il resto è solo commedia, rumore di fondo appunto". Si sente il rumore di una serratura, il servizio sembra chiudersi qui, invece.... C'è un'aggiunta misteriosa che allude a "strani ed intricati intrecci", "situazioni fumose", esortando a fare "attenzione a Sibille e Oracoli", esorcizzando la presenza di "occulto e oscuro regista che se la ride". Con questo addendum abbiamo preso proprio tutti, compresa la massoneria e, di rimando, i complottisti. In questo meraviglioso affresco sammarinese pare ci sia dimenticati di un attore di questa commedia: il giornalista che deve informare la popolazione (e non produrre a sua volta il famigerato "rumore di fondo"). "Lasciamo lavorare la magistratura" non crediamo sia una giustificazione per non approfondire, a livello giornalistico, la spinosa questione. Quello che si è fatto è confezionare servizi asettici, si è preparato una minestrina già filtrata, insapore, incolore, pronta per essere digerita da tutti, quando ci si aspetterebbe domande, anche scomode, ai diretti interessati richiedendo, per quanto possibile, un commento anche ai rappresentanti delle Istituzioni, per non trasformare i cittadini in semplici spettatori di questa commedia. Non contento, qualche giorno dopo, il Direttore è tornato sulla vicenda (http://www.smtvsanmarino.sm/video/politica/editoriale-dg-carlo-romeo-16-07-2014), dapprima giustificandosi affermando che il servizio non era opera sua (e di chi allora?) poi rincarando la dose: "o gli scheletri negli armadi li portiamo in gendarmeria o in tribunale oppure ci abituiamo a vivere in un cimitero". Traduzione: turiamoci il naso e proseguiamo senza alcuna riflessione che riguardi nello specifico la situazione del Paese. Il 'costume' è anche l’abito che indossano gli attori in rappresentazioni teatrali o cinematografiche di argomento storico."

Cordiali Saluti
Buon lavoro
Pedoni Luca


RISPONDE IL DG
Gentilissimo Signor Pedoni,
La ringrazio di cuore per avere inviato anche sulla mia posta quanto mi segnalano in redazione avrebbe già pubblicato on line, dandomi modo di risponderle direttamente. Una precisazione prima di tutto. Forse non è stato chiaro - a lei sicuramente - che, nel mio editoriale, io non mi sono "giustificato" con nessuno, anzi. Di qualsiasi cosa - per tutto e per tutti - rispondo io come Direttore Generale, visto che è il mio lavoro. Lo ho scritto, detto e ripetuto, anche se penso che sia una cosa abbastanza ovvia. Non si vede il segnale, ne risponde il Dg. Il Tg attacca il Congresso di Stato o il Consiglio, ne risponde il Dg. Il Tg non attacca il Congresso e il Consiglio, ne risponde il Dg. Il deficit non viene risanato, il telefilm non piace, la musica della radio potrebbe essere diversa eccetera, ne risponde il Dg. Tanto per essere chiari - una volta per tutte - su cosa vuol dire fare il Direttore Generale alla San Marino Rtv come ovunque. Torniamo a noi. Il Punto in questione non lo ho materialmente scritto io e lo ho fatto notare solo perchè mi divertiva lo scambio, oltre che per correttezza nei confronti di chi lo aveva scritto e con cui lo avevo condiviso al cento per cento. Poichè lo considero un ottimo pezzo - se lei me lo consente - non volevo appropriarmi del lavoro altrui, ferma restando la mia piena e totale responsabilità su tutto quel che accade a Rtv, (vedi sopra, per andare in sintesi e non ripetersi troppo). Il resto del suo pezzo su minestre, ministri, minestrine e minestroni è un insieme di opinioni, pareri, sensazioni, impressioni, tutte sicuramente legittime ma altrettanto sicuramente condivisibili o meno come tutte le opinioni. In più c'è qualche lezioncina di giornalismo e di costume, una analisi sul lavoro altrui che - in provincia come nelle grandi metropoli - è sempre il più facile, un appello alle inchieste giornalistiche che dovrebbero sostituire quelle della Magistratura, salvo poi che - non solo dai magistrati, ma anche dai giornalisti - quando si chiede a certi cuor di leone di portare fatti oltre che personali opinioni, simpatie, invidie, intuizioni, convinzioni e sentiti dire, improvvisamente si fa il vuoto. Questo intendevo dire quando ho detto - questa volta, io - basta con l'evocazione di scheletri negli armadi, dove quando si chiede di indicarli, i grandi moralizzatori si fanno di nebbia. Per il resto a me, le confesso, i linciaggi di qualsiasi natura essi siano non piacciono. Mi sono trovato in piazza pochi mesi dopo il mio arrivo a vedere agitare cappi da gente che - sicuramente in buona fede - sono certo non auspicasse realmente linciaggi (chi ha visto un linciaggio non lo dimentica facilmente) e lo ho detto perchè è dovere del servizio pubblico anche questo. Resta il fatto che cappi, in piazza come ovunque, personalmente non li apprezzo e le assicuro che a San Marino mi sento tutt'altro che solo in questo. Per il resto, non ho mai detto di turarsi il naso. Mi "traduce" male, sempre ammesso che abbia bisogno di traduttori che peraltro siano almeno titolati a farlo. Difficile tradurre chi non si conosce e noi non ci conosciamo personalmente. Comunque "traduttore traditore" è una vecchia battuta nelle case editrici. Ho detto infatti e lo ripeto che la Magistratura deve lavorare tranquilla, senza politici che la influenzino, la condizionino e la gestiscano in alcun modo ma anche senza arance anticipate, solo per grattare qualche istante di visibilità o di facile consenso. Non ho mai parlato di "turarsi il naso", ripeto, nè di "colpi di spugna", la sfido a dimostrarlo, senza interpretazioni o traduzioni volontarie e non richieste. In ogni caso, per una piccola comunità che è stata travolta tutta insieme dagli "anni facili", quelli che portavano soldi avvelenati, risulta forse difficile dividersi in tutti buoni e tutti cattivi. In Italia - realtà che conosco sicuramente meglio - per quel che può valere l'esempio, molta della gente di Piazzale Loreto era la stessa di Piazza Venezia, tanto per capirsi. E poi San Marino non ha prodotto la camorra o la mafia o la 'ndrangheta o i soldi sporchi di politici e faccendieri italiani. Li ha subiti, li ha incamerati, li ha sfruttati ma non li ha cercati perchè sono tutti prodotti importati dall'Italia, come ho avuto modo di dire in un recente incontro sulla corruzione. Poteva difendersi ma quando i soldi arrivano facilmente, certi discorsi sono difficili da far comprendere a chi improvvisamente si trova davanti soldi facili. Difficile spiegare nel deserto a chi ha sete che non bisogna bere nel pozzo perchè è avvelenato. Quello che penso sia necessario - spero questa volta di essere compreso anche da lei, anche se non intendo convincerla - è che il passato - ovviamente, ripeto per l'ennesima volta, con la Magistratura che fa il suo lavoro, senza essere tirata per la giacca da nessuno e, quindi persino - se così le piacesse - con le galere sammarinesi rigurgitanti di persone purchè dichiarate definitivamente colpevoli da un tribunale - non può e non deve condizionare un futuro complesso e difficilissimo per le nuove generazioni. Insomma il concetto di per sè non è particolarmente complesso. Fare giustizia subito, per tutti e senza sconti, ma che lo faccia chi ha il potere legittimato a farlo. Intanto però sarebbe preferibile - a mio modestissimo avviso - andare avanti, non inchiodarsi - in attesa del giudizio universale sammarinese - a un cadavere che si chiama passato. Ricominciare a guardare avanti, insomma, sapendo che con l'Italia si andrà ancora avanti insieme ma ognuno per la sua strada e sopratutto ognuno con le proprie gambe. Gli inquirenti rispondono di quel che fanno, i media scelgono in tutta legittimità se corteggiare la pancia o l'intelligenza del loro pubblico - sempre che non abbiano obblighi di servizio pubblico - ma nel frattempo, non crede sarebbe meglio per tutti provare ad uscire da questo dopoguerra permanente? Grazie per la sua mail, è sempre un piacere confrontare le proprie idee con quelle degli altri. Se avessi mai bisogno di un traduttore, sarà comunque mia premura avvisarla. Cordiali saluti e buon lavoro anche a lei, anche perchè in fondo mi ha fatto compagnia in un sabato piovoso.

Carlo Romeo
dg@sanmarinortv.sm