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Parità tra i sessi: 7 consiglieri portavoce della richiesta

5 nov 2003
Parità tra i sessi: 7 consiglieri portavoce della richiesta
7 consiglieri si fanno portavoce della richiesta di uguaglianza giuridica tra donne e uomini. 7 consiglieri di diversa collocazione politica, uniti tutti però dalla partecipazione ad associazioni che si sono battute e che ancora chiedono la parità tra i sessi. Anche per questo la proposta di legge che chiede un’unica modalità di trasmissione della cittadinanza da parte di padre o madre sammarinese è aperta alla sottoscrizione di tutte le associazioni che, in Repubblica, sono in prima linea su questi temi. L’ultima legge in materia è stata varata nel 2000 e ha senza dubbio semplificato l’esistenza di molte donne sammarinesi e dei loro figli, ma – ricordano i promotori – non ha mutato l’impianto discriminatorio che ancora prevede una cittadinanza maschile di prim’ordine e una cittadinanza femminile secondaria. Con la modifica chiesta viene estesa anche ai figli di madre sammarinese, fin dal momento della nascita, la cittadinanza della Repubblica mentre oggi, per loro, questo è possibile solo al compimento della maggiore età.
Due i consiglieri proponenti: Monica Bollini dei Sammarinesi per la Libertà e Vanessa Muratori di Rifondazione Comunista. Da anni – ricorda Monica Bollini – ci battiamo per l’effettiva parità tra i sessi. E’ assurdo che sia una legge dello Stato a sancire delle discriminazioni. Dopo la convenzione sottoscritta all’Onu dal Segretario di Stato per gli affari esteri questo, sottolinea, è un atto dovuto, altrimenti vengono contraddetti tutti gli impegni che ci siamo assunti. La nostra Carta dei Diritti già prevede la non discriminazione tra uomo e donna e questo, aggiunge, sarebbe di per sé sufficiente per l’approvazione della nostra proposta da parte del Consiglio Grande e Generale.
Questo, commenta Vanessa Muratori, è stato uno dei motivi che mi ha spinto ad entrare in politica. Per le donne, precisa, c’è ancora molto da fare soprattutto nel campo del lavoro. Sappiamo quanto sono ostacolate soprattutto ai livelli medio-alti. I dati sull’occupazione, sottolinea, dimostrano che le donne dirigenti nel settore privato si contano sulle dita di una mano. Dopo la modifica alla carta dei diritti, e dopo aver firmato la convenzione Onu per lei, questa proposta di legge, rappresenta un banco di prova. 5 i consiglieri che hanno aderito all’iniziativa. Appartengono tutti al gruppo dei democratici. Sono Francesca Michelotti, Fausta Morganti, Patrizia Busignani, Maria Domenica Michelotti e Alessandro Rossi. E’ un tentativo, spiega Francesca Michelotti, forse anche una provocazione. Ma soprattutto è la testimonianza di un impegno che non deve morire. A questo punto, aggiunge, si vedrà la buona fede dei politici e del governo perché quando si firmano certi impegni bisogna portarli a termine. Questo, per Fausta Morganti, deve essere un ulteriore passo in avanti verso la parità giuridica, ma non solo quella, per poter avere uno Stato dove si recepiscono diritti riconosciuti in tutta Europa. Ci sono le condizioni? Forse non nell’immediato, risponde, ma ci si arriverà perché saranno i giovani a pretenderlo. Si tratta, ricorda Patrizia Busignani, di tradurre nella pratica un concetto di parità sui sessi che sul terreno della cittadinanza ha ottenuto un primo riconoscimento nel 2000 e che va completato, soprattutto dopo la firma della convenzione Onu e l’entrata in funzione del Collegio garante della costituzionalità delle norme. Le sensibilità, aggiunge, ci sono tutte. Gli atti ufficiali vanno in questa direzione. Ora bisogna superare una norma che per quando io abbia salutato favorevolmente all’epoca, lascia ancora elementi di discriminazione tra uomo e donna. Ovviamente, ricorda Maria Domenica Michelotti, abbiamo dovuto, insieme ad altri, raggiungere i risultati attraverso le mediazioni. Questo è un atto dovuto, un impegno che ci siamo presi da tempo. Sul tema dei diritti va coinvolto il più alto numero di persone. E’ un fatto culturale: davanti a un percorso così grande le persone devono essere consapevoli. Temi come questo non vanno delegati solo alla politica, ci si deve impegnare in tutti i settori. Speriamo, commenta Alessandro Rossi, che si possano registrare le stesse convergenze avute per la riforma della giustizia. Certo questo è un atto dovuto e le possibilità di portarlo a buon fine esistono, perché viviamo un momento in cui le maggioranze non sono così stabili e si guarda più ai contenuti che agli schieramenti.