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Tre giovani infermiere raccontano l'inferno Covid: "Con gli occhi dovevamo trasmettere tutto l'amore"

Sono Sarah, Ludovica e Debora. Nel picco dell'epidemia lavoravano nel reparto Covid. " I pazienti di noi vedevano solo gli occhi" e aggiungono "Non siamo eroi".

di Monica Fabbri
10 giu 2020
Ecco Sarah Fabbri; Ludovica Pacelli; Debora Savioli
Ecco Sarah Fabbri; Ludovica Pacelli; Debora Savioli

Sarah, Ludovica e Debora sono tre giovani infermiere. Hanno combattuto in prima linea nel reparto Covid, hanno stretto la mano a chi se ne andava nella solitudine di una malattia che ha tolto dignità alla morte. Le loro sono storie di forza, infinita umanità e immenso amore per il proprio lavoro e per i pazienti. Le abbiamo incontrate in geriatria, in quello che è stato, fino a poco fa, il secondo reparto Covid, zona rossa durante il picco della pandemia. Sarah ha 26 anni, sognava di fare il medico. Oggi il suo lavoro di infermiera non lo cambierebbe per nulla al mondo; Ludovica è la più piccola delle tre: ha 24 anni e ha iniziato a lavorare pochi mesi prima del primo caso sul Titano. Quando studiava era facilmente impressionabile. Addirittura svenne per un prelievo. Durante il Covid tutto è cambiato; Debora ha 25 anni, sognava di fare l'infermiera fin da bambina. Non c'era un piano B. Durante il Covid non le è mai mancata la forza. “Non siamo eroi”– dice – e spera che tutto il valore dato alla categoria durante l'emergenza sia dato sempre, “perché facciamo questo lavoro tutti i giorni”. Tante le storie di coraggio e generosità nell'ospedale di San Marino. Storie di una realtà che nel dolore e nelle fatiche della battaglia è diventata un grande famiglia. Il sostegno reciproco non è mai mancato. Ed è il grande insegnamento da cui ripartire.


Le interviste a Sarah Fabbri; Ludovica Pacelli; Debora Savioli