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MDSI, Tarcisio Corbelli: "Un’altra decade sta finendo..."

27 gen 2019
MDSI, Tarcisio Corbelli: "Un’altra decade sta finendo..."
Cittadini di una Comunità o clienti di una Società
Un’altra decade sta finendo. Decade che ha visto acuirsi una crisi economica che sta opprimendo da troppo tempo il nostro paese, ne segna un declino preoccupante, conseguenza di scelte sbagliate guidate da interessi speculativi che hanno portato ad un fallimento istituzionale e sociale, da cui ha origine la crisi del sistema economico del nostro paese. Continuiamo ottusamente a portare quotidianamente contributi al nostro fallimento istituzionale e sociale, perché non abbiamo la volontà di cambiare, senza ipocrisie, la nostra realtà concettuale, speculativa e parassitaria.
Un declino culturale di un aggregato sociale, diviso da muri di ignoranza, che quotidianamente si continua a costruire, evitando accuratamente di responsabilizzarsi in prima persona per quanto sta accadendo. Un parassitismo culturale che sta diventando il marchio identificativo di questo paese. Un declino riconoscibile nelle formulazioni teoriche che il sociologo tedesco Tonnies, ha fatto un centinaio di anni fa nel suo libro Comunità e Società, in particolare due frasi estratte da questo libro riassumono il percorso involutivo, sociale ed economico del nostro paese; “Il potere nella società è a vantaggio di chi lo detiene, nella comunità è finalizzato all'educazione ed all'insegnamento” (cit.) l’altra frase esemplifica ancor meglio la realtà del nostro paese "La teoria della società riguarda una costruzione artificiale, un aggregato di esseri umani che solo superficialmente assomiglia alla comunità, nella misura in cui anche in essa gli individui vivono pacificamente gli uni accanto agli altri. Però, mentre nella comunità essi restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono".
Da Comunità a Società è anche il percorso storico fatto dal nostro paese. Tonnies nel suo libro teorizza due forme di organizzazione sociale, La Comunità e la Società. Per Tonnies la Comunità è organica, i rapporti sono basati sul sentimento di appartenenza, sulla partecipazione spontanea, sulla convivenza e sulla condivisione. L’affermazione personale è improntata alla realizzazione di forme associative. Nella Società gli individui vivono per conto loro, separati, dove ognuno persegue interessi individuali. Il rapporto tipico è quello dello scambio. C’è un rapporto se c’è una contropartita. Quando in un paese si da un prezzo alla condizione umana, è il segno tangibile di un declino, di un imbarbarimento, espressione di giochi di potere, di un sommerso speculativo, che sta soffocando il paese. Non siamo più cittadini di una comunità, siamo clienti di una società. Da protagonisti della vita sociale ed economica del paese a pedine di un sommerso speculativo che prosegue senza trovare ostacoli nella demolizione valoriale del paese.
Stiamo demolendo a colpi di privatizzazioni speculative lo stato sociale, fondamento di una comunità. Inseguiamo in modo insensato la crisi di un sistema bancario a cui è stata tolta la sua identità di banche di comunità, con continue decretazioni, patetico tentativo di tamponare un dissanguamento di risorse, che prima hanno impoverito l’economia reale di questo paese e ora stanno prosciugando il settore previdenziale.
Il nostro paese ha perso nel tempo la sua impronta comunitaria, fino ad arrivare all’attuale sterile forma societaria, in cui prevale l’individualismo sulle individualità. La condizione umana è diventata un valore di scambio, di interessi speculativi, in nome di un profitto, che ha spinto dapprima ai margini i valori comunitari, per poi passare alla loro estinzione.
La classe politica è la principale causa di questa evoluzione in negativo. Nel tempo ha perso la sua funzione sociale, per attestarsi su un ruolo di mediazione di interessi privati che hanno coinvolto in negativo valori comunitari e interessi pubblici. Una classe politica che non esprime valori comunitari. Esprime un disorganico incedere societario, sostenuto da un forte accento clientelare che ha portato meccaniche logiche
contrattualistiche, in espressioni democratiche come le elezioni politiche. Un dare ed avere non rispettoso dei valori comunitari e non rispettoso della condizione umana. Una logica distruttiva del nostro tessuto sociale che ha emarginato valori culturali comunitari azzerando il contributo che questi valori forniscono in termini di visione generale, formazione e educazione, utili ad una corretta contestualizzazione delle istanze sociali, ed accresciuto l’individualismo e le conseguenti sterili contrapposizioni. Una ridda di contrapposizioni evidenti o sommerse che tolgono competitività al sistema paese.
Un sistema paese è composto da diversi elementi, economici, sociali e istituzionali, collegati fra loro in un rapporto di sinergica interazione basata sul rispetto di equilibri funzionali, necessari ad un corretto sviluppo del quotidiano. Nel nostro paese gli equilibri funzionali e il rapporto sinergico sono venuti a mancare nel momento in cui la classe politica ha cominciato a tracimare dal naturale alveo di buonsenso in cui ogni elemento di un sistema paese deve essere contenuto, per garantire la definizione di società civile e democratica. Una classe politica che ha invaso e sedimentato gli altri elementi del sistema paese con pratiche corruttive, trovando terreno favorevole in complicità, connivenze e rassegnazione. Ha dato al sistema sociale ed economico del paese una marcata forma speculativa, che ha oscurato corrette pratiche di sistema.
C’è la necessità di ricondurre i diversi elementi del sistema paese, in un alveo di buonsenso costruendo argini di principi costituzionali, che il quadro normativo istituzionale non ha, per riportare il paese ad una corretta proporzione di valori comunitari rispetto a quelli societari. È necessario stabilire principi fondanti che costituiscano una solida base a cui ancorare le politiche sociali ed economiche del paese, per un corretto rapporto fra interessi pubblici e interessi privati.
L’attuale crisi economica del paese è la conseguenza di un fallimento istituzionale in continua evoluzione nelle sue accezioni negative, attraverso la distruzione delle componenti formative e educative tipiche di una comunità e dei suoi accenti valoriali. Non si esce dall’attuale condizione di crisi agendo sulle conseguenze a volte con fini speculativi. Vanno contestualizzate le cause e su di esse si deve agire. Un percorso necessario per tornare ad essere una comunità capace di condizionare in positivo la parte societaria.

Comunicato stampa
Tarcisio Corbelli
Movimento Democratico