Achille Lia in carcere a Forlì: la Polizia sottolinea la "costante collaborazione" con la Gendarmeria

5 set 2018
Achille Lia in carcere a Forlì: la Polizia sottolinea la "costante collaborazione" con la Gendarmeria - Lo hanno rintracciato e arrestato nei pressi della stazione, ieri mattina. Stava rientrando a Forlì,...
Lo hanno fermato nei pressi della stazione ferroviaria, ieri mattina. Stava rientrando a Forlì dopo qualche giorno passato in Calabria. Achille Lia - uno dei due evasi il 19 agosto dal carcere di San Marino dove stava scontando un residuo di pena di un anno, per furto - è stato portato in Carcere alla Rocca, in esecuzione della misura disposta il 31 agosto dalla Corte d'Appello di Bologna, ai fini dell'estradizione verso San Marino. E' il Dirigente Capo della Mobile di Forlì, Mario Paternoster, a ripercorrere le fasi che hanno portato alla cattura in Italia del ricercato, a partire da quel 23 agosto, quando Lia era già stato rintracciato a casa di un conoscente, sempre a Forlì, ma subito liberato, non avendo pendenze in Italia e mancando ancora i requisiti normativi per trattenerlo.

Proprio in quella data, l'autorità giudiziaria sammarinese emetteva il mandato di arresto, dando di fatto avvio alla procedura di estradizione. “Un iter complesso, un processo delicato e il successo investigativo – sottolinea il capo della Mobile – è stato possibile solo grazie ai contatti costanti e attivati da subito con la Repubblica, in una collaborazione preziosa fra tutti i soggetti: Gendarmeria, autorità giudiziaria, Interpol".
Cooperazione internazionale che ha funzionato – commenta di rimando il Comandante della Gendarmeria, Maurizio Faraone rilevando la “massima efficienza da parte delle forze italiane, nella più piena disponibilità della Questura di Forlì”.

In luce anche la storia criminale di Lia: noto dagli anni '90 per reati analoghi, evaso dai domiciliari nel 2007.
Per voce dei suoi legali - Rossano Fabbri e Massimiliano Giacumbo - e direttamente davanti agli agenti della Mobile, Achille Lia ha motivato così l'evasione: condizioni di vita definite “degradanti” nelle carceri dei Cappuccini, lamentando in particolare l'assenza di proposte riabilitative durante la detenzione. Un no alla carcerazione sul Titano reiterato davanti alla Corte d'Appello di Bologna nell'udienza per il consenso formale all'estradizione di questo pomeriggio, quando ha dichiarato di essere disponibile a scontare il resto della pena in Italia.
Dai legali, poste agli atti le relazioni del CPT (Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti) sulle condizioni delle carceri di San Marino.
Intanto, nessuna traccia dell'altro evaso, il 32enne bosniaco Albano Ahmetovic: per la Questura forlivese “non sarebbe giunto nei territori di propria competenza”.

AS

Nel video, l'intervista al Dirigente Capo della Squadra Mobile di Forlì, Mario Paternoster