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GdF: sequestri per 2,5 mln frutto di investimenti dalla camorra

8 mag 2014
GdF: sequestri per 2,5 mln frutto di investimenti dalla camorraGdF: sequestri per 2,5 mln frutto di investimenti dalla camorra
GdF: sequestri per 2,5 mln frutto di investimenti dalla camorra - Sotto sequestro buona parte dell'impero imprenditoriale romagnolo di una famiglia affiliata al clan...
Sotto sequestro buona parte dell'impero imprenditoriale romagnolo di una famiglia affiliata al clan Abbate: oltre all'hotel Margherita di Miramare, un appartamento a Montecolombo, una gastronomia di Riccione e sei imprese che gestiscono sei hotel, tutti nel riminese, dove i Lanna abitavano ormai da vent'anni. Le forze dell'ordine hanno giocato d'anticipo applicando – per la prima volta a Rimini- il sequestro anticipato d'urgenza, previsto dal nuovo 'codice antimafia'.
Le persone "proposte": si tratta di tre fratelli della famiglia Lanna, in costante contatto con gli zii materni, appartenenti al clan camorristico “Abate” di San Giorgio a Cremano. Oltre al solido legame con la criminalità campana il Nucleo Tributario della Guardia di Finanza, diretto dal maggiore Marco Antonucci, ha accertato caratteristiche finanziarie dominate da una forte sproporzione tra reddito dichiarato e soldi investiti. Ogni nucleo familiare, circa 10 famiglie sorvegliate, dichiarava ogni anno circa 15 mila euro ma sosteneva spese per almeno 800 mila euro per l'esercizio delle loro imprese alberghiere. Rilevata anche la pericolosità sociale dei soggetti.
Nel video l'intervista a Mario Venceslai, comandante Guardia Finanza Rimini e Alfonso Terribile, Questore.

Sara Bucci

E sulla questione il prefetto di Rimini sottolinea come la piena collaborazione istituzionale in contrasto alle infiltrazioni mafiose nel settore turistico comincia a dare i primi risultati. Frutto del protocollo per la sviluppo e la legalità sottoscritto da prefettura e diverse amministrazioni locali. Come quella di Rimini. "Qua non si passa", commenta il sindaco Gnassi, soddisfatto per il risultato dello scambio di informazioni, segnalazioni e attività sospette tra istituzioni, attraverso il lavoro del Comitato di Ordine Pubblico e Sicurezza. Si unisce al coro il presidente della provincia, Vitali: "l'operazione di oggi scopre definitivamente e ufficialmente il velo anche su un certo modo di intendere la "ragion di stato". Gli elementi investigativi emersi dimostrano che il problema c'è e non da ora. Il segretario della Cgil Rimini ricorda gli allarmi lanciati quasi quotidianamente dal sindacato. "E' urgente - conclude Urbinati, che il prefetto convochi un tavolo per poter affrontare questi temi anche con le forze sociali".