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Giudiziaria: udienza d'appello del processo contro Luigi Simari

19 dic 2017
Giudiziaria: udienza d'appello del processo contro Luigi SimariGiudiziaria: udienza d'appello del processo contro Luigi Simari
Giudiziaria: udienza d'appello del processo contro Luigi Simari - In primo grado era stato condannato ad 11 mesi per contraffazione di impronte pubbliche.
Luigi Simari non è un ingenuo. E il suo curriculum di truffe lo dimostra”, ha detto il Procuratore del Fisco, chiedendo la conferma della condanna emessa in primo grado. Ricordato, al Giudice Brunelli, anche l'episodio occorso all'imprenditore pavese nell'ottobre dello scorso anno: quando venne intercettato a Casciana Terme da una troupe delle “Iene”, a seguito della chiusura di una struttura ricettiva che aveva preso in affitto. In Repubblica, invece, aveva gestito il Grand Hotel Primavera, prima che la proprietà dell'immobile interrompesse la collaborazione. Un nome, quello di Simari, noto anche alla Giustizia sammarinese, essendo già stato condannato in un processo per emissione di assegni a vuoto. Per questo motivo, forse, oggi non era presente in aula. Il procedimento all'esame del Giudice d'Appello è quantomeno particolare. Simari era accusato di aver costituito una società sammarinese – in realtà inesistente -, utilizzando il timbro contraffatto di un notaio del Titano. I problemi, per lui, erano arrivati quando aveva tentato di registrare la società anche in Italia. Per il reato di uso di atti falsi, il Commissario della Legge aveva deciso per il non luogo a procedere, per difetto di giurisdizione. 11 mesi di condanna, invece, per l'imputazione di contraffazione di impronte pubbliche. Sentenza appellata dalla precedente Difesa, che aveva sostenuto che Simari fosse stato raggirato, avendo acquisito da un terzo la società, senza sapere che fosse inesistente. Oggi l'avvocato Rossano Fabbri ha anche sottolineato un altro aspetto. “Il timbro – ha detto – non venne falsificato: era il certificato di vigenza ad essere modificato in alcune parti”. Mancherebbe insomma l'elemento materiale del reato. Da qui la richiesta di assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Il Magistrato si è riservato di decidere entro i termini di legge.