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Processo cantieri: in aula la prima deposizione di Livio Bacciocchi

14 apr 2014
Processo cantieri: in aula la prima deposizione di Livio BacciocchiProcesso cantieri: in aula la prima deposizione di Livio Bacciocchi
Processo cantieri: in aula la prima deposizione di Livio Bacciocchi - Terminata dopo oltre tre ore la deposizione dell'imputato Marco Mini, che ha riferito altri particol...
Terminata dopo oltre tre ore la deposizione dell'imputato Marco Mini, che ha riferito altri particolari importanti, come quello che, a suo giudizio, i pagamenti ai funzionari fossero spese non necessarie, “perché per me i cantieri erano in regola, quindi erano soldi buttati, ma Bacciocchi insisteva per continuare, che era meglio così. C'erano tante altre spese inutili e senza giustificazioni, come quelle delle utenze telefoniche intestate alle aziende ma utilizzate da persone che nulla vi avevano a che fare”. Pur se sollecitato dall'avvocato Petrillo però, Mini si è rifiutato di fare i nomi. Ha poi riferito di non aver mai aperto le buste destinate ai funzionari, e l'avvocato Simoncini gli ha fatto notare che allora “potevano contenere anche rubli o soldi del Monopoli”, e Mini ha corretto dicendo di aver visto che si trattava di soldi, per l'avvocato Simoncini le dichiarazioni però sono state contraddittorie. Circa l'illiceità dei pagamenti, Mini ha concluso dicendo “non avrei mai potuto dire di no, non c'era alternativa. Di mezzo non c'ero solo io, ma anche l'azienda e tante famiglie”. Infine la prima deposizione dell'avvocato Livio Bacciocchi: ha confermato che Mini e altri, come Del Grosso e Marani, avevano carta bianca nella gestione dei cantieri, che lavoravano in piena autonomia, e che le sue funzioni si limitavano alla pianificazione finanziaria a seconda delle necessità delle aziende, oltre a “reperire occasioni di lavoro”. Infine, che le decisioni venivano prese in squadra, insieme alla nipote Simona Fantini, e all'avvocato Proietti. Era però a Bacciocchi che si era rivolto Mini per chiedergli di firmare un documento che liberasse lo stesso Mini dalle responsabilità. “Non sono matto”, era stata la risposta di Bacciocchi finita nella registrazione di Mini. Ha infine negato di conoscere i due funzionari pubblici imputati, e accusati di aver intascato le tangenti, Paolo Berardi e Davide Mularoni, eccezion fatta, ha precisato, per un atto di compravendita stipulato tanti anni fa per il primo, e per aver rappresentato legalmente la moglie del secondo in una “questione delicata di cui non vorrei parlare: per questo – ha concluso – il nostro approccio fu burrascoso. Al di fuori di questi due episodi però, non ho mai avuto rapporti con loro”.

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"Aiutino per non avere problemi nei cantieri"

Processo tangenti, l'imputato Marco Mini racconta come avvenivano i pagamenti per i funzionari pubblici

"Nessuno parlava di tangenti, ma di consulenze o "aiutino per non avere grossi problemi sui cantieri"". Così Marco Mini, uno degli imputati nel processo sulle presunte tangenti versate per evitare controlli del Sia nei cantieri edili, ha raccontato nella nuova udienza in che modo avvenivano i pagamenti in busta, a suo dire, per i due funzionari pubblici Paolo Berardi e Davide Mularoni, a loro volta imputati. Mini, già amministratore della Investimenti Immobiliari, una delle società della cosiddetta "galassia Bacciocchi", ha raccontato in aula davanti al commissario Buriani, incalzato dalle domande del Procuratore del Fisco Cesarini, che aveva saputo la prima volta dall'avvocato Livio Bacciocchi cosa doveva fare, ossia consegnare buste con denaro per "consulenze", così venivano chiamate. Dopo Bacciocchi, era stato l'avvocato Proietti a dirglielo, quest'ultimo ancora una volta assente al processo. L'appuntamento venne preso telefonicamente poi si videro al bar Gusto di Fiorina. In quella circostanza i due funzionari, secondo Mini, dissero che si trattava di consulenze per avere i cantieri a posto, "anche se poi veniamo per i controlli poi mettiamo le cose a posto", aggiungevano. Mini ha riferito di veri e propri tariffari, 2-300 euro per ogni azienda piccola, fino a 500 per le più grandi, al mese. Si pagava ogni due mesi, le consegne avvenivano anche nei cantieri stessi, in angoli appartati, o in auto davanti ai bar. Anche per far vedere che si recavano sui cantieri, in realtà venivano a ritirare i soldi. Poi tutto si bloccò, ha terminato Mini, le ditte si fermarono, i cantieri pure, erano finiti i fondi, e gli operai furono messi tutti in cassa integrazione. Nel controinterrogatorio, l'avvocato di Bacciocchi, Simone Sabattini, ha ricordato che Mini ha altre questioni aperte nei confronti dell'avvocato e notaio, altri procedimenti, e che tentò di fargli firmare documenti che l'avrebbero tenuto fuori dai problemi. "Anche perché - ha concluso Mini - le cariche di amministratore erano solo sulla carta, visto che nella realtà non decidevamo niente".

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