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"Processo Conto Mazzini": rinviata a data da destinarsi la prima udienza dell'appello

Oggi, intanto, in Tribunale, nuova udienza di un processo per evasione fiscale. E non sono mancate “scintille” tra un avvocato e il Commissario della Legge

3 ott 2019

Quel che appare ormai certo è che giovedì prossimo non vi sarà l'avvio dell'appello del processo Conto Mazzini, che si era chiuso – in primo grado – con condanne complessive ad oltre 125 anni di carcere, provocando un vero e proprio terremoto in Repubblica. Il Giudice Francesco Caprioli, infatti, ha revocato il decreto con il quale era stata disposta la citazione degli appellanti a comparire alla pubblica udienza del 10 ottobre. Una revoca al momento senza motivazione, e senza la fissazione di una nuova data per la prima udienza. Non è escluso che, nella decisione, abbia inciso anche la mancata nomina di due giudici d'appello, con conseguenti problemi nella gestione dei carichi di lavoro.

In giornata, intanto, nuova udienza del processo per evasione fiscale contro il 70enne di Forlimpopoli Giuseppe Casadei: già amministratore della E20 Engineering srl di Dogana, oggi liquidata. Secondo l'accusa avrebbe emesso false fatture per un totale di oltre 3 milioni di euro, rendendo, dunque, dichiarazioni non veritiere all'Ufficio Tributario. Sentita la testimonianza di un ispettore del Nucleo Antifrode della Polizia Civile, che fra le altre cose ha parlato di attività di sponsorizzazione “non credibili”, della società di Casadei, nell'ambito di gare automobilistiche. Rigettata, a tal proposito, dal Giudice Buriani, la richiesta della Difesa di una relazione scritta. Il Commissario della Legge ha invitato piuttosto le parti a procedere con le conclusioni, ritenendo vi fossero tutti gli elementi per farlo. Da qui una discussione piuttosto accesa tra il magistrato e l'avvocato, che chiedeva invece un differimento dell'udienza finale per preparare al meglio l'arringa, alla luce della testimonianza odierna. Alla fine il Giudice ha invitato la parte civile e la Procura del Fisco a concludere, concedendo alla Difesa di fare altrettanto tra qualche giorno: l'8 ottobre. L'Avvocatura dello Stato, in rappresentanza dell'Eccellentissima Camera, ha chiesto il riconoscimento di un danno patrimoniale di 417.000 euro; e di un danno non patrimoniale da quantificare in sede civile. L'attività della E20 – secondo il PF – consisteva nel creare costi fittizi; e nel movimentare fondi tramite fatture fasulle. Da qui la richiesta di una condanna ad 1 anno e 6 mesi di prigionia; senza tuttavia opporsi ad una eventuale sospensione condizionale della pena.