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Riferita aggressione a Borgo: Legale donna, "ampiamente dimostrata buona fede mia assistita"

Ieri l'assoluzione con formula piena, dall'accusa di simulazione di reato, della 46enne che riferì di essere stata aggredita – il 4 maggio del 2018 - da un uomo di colore. Numerose le reazioni, specie sui social

11 gen 2020
Il luogo della presunta aggressione e il tribunale
Il luogo della presunta aggressione e il tribunale

“È stata ampiamente dimostrata la totale buona fede della mia assistita, che durante questi mesi ha subito un trattamento, anche a livello mediatico, e sui social network, che come dimostrato dalle risultanze processuali non meritava”. Così l'Avvocato Rossano Fabbri: difensore della 46enne, originaria di Napoli, protagonista di una delle vicende che più hanno polarizzato l'opinione pubblica, a San Marino. La donna, nel maggio del 2018, sostenne infatti di essere stata aggredita da un individuo di colore, a Borgo Maggiore. Ne era nata, specie su Facebook, una pesante polemica, con diversi utenti a stigmatizzare commenti ritenuti xenofobi; tanto che in quei giorni venne anche organizzata una “marcia contro l'odio”. L'interesse poi scemò, per riaccendersi alla notizia del rinvio a giudizio della donna per “simulazione di reato”. Ieri la conclusione del processo, con l'assoluzione – da parte del Giudice Battaglino - “perché il fatto non sussiste”. Decisione che ha sorpreso molti, e che – anche in questa occasione – ha suscitato non poche reazioni sul web. C'è chi esprime solidarietà alla 46enne; chi ribadisce il proprio scetticismo su quanto riferì all'epoca; chi, infine, ritiene vi sia un aggressore ancora a piede libero. Al momento, uno dei pochi fatti sicuri, è il certificato del Pronto Soccorso che accertò, sulla donna, lesioni guaribili in alcuni giorni. Ma nelle conclusioni del processo il punto nodale non sarebbe stato quanto avvenne – o non avvenne – nel parcheggio antistante il Bocciodromo; ci si sarebbe concentrati invece su alcune tempistiche, e sulla ipotizzata volontà dell'imputata di incolpare qualcuno per un fatto, secondo l'accusa, sostanzialmente inventato. La contestazione, infatti, è bene ricordarlo, era “simulazione di reato”. Ma la donna, all'epoca, non presentò alcuna denuncia; rispose solo alla Gendarmeria, in seguito, in sede di sommarie informazioni. Quella sera, invece, si sarebbe limitata a parlarne con il marito; fu lui a segnalare il tutto alle Forze dell'Ordine. Da qui, forse, l'assoluzione con formula piena, come richiesto dall'avvocato Fabbri; anche se ovviamente occorrerà attendere le motivazioni. Vi era poi un altro punto potenzialmente decisivo da chiarire. Il 4 maggio venne pubblicato su facebook un messaggio, da una persona poi deceduta, nel quale si parlava di quanto sostenuto dalla donna. Ma l'orario di inserimento del post – stando al timer della telecamera a circuito chiuso nei pressi del Bocciodromo – era antecedente al momento nel quale l'imputata si sarebbe trovata nel parcheggio. Circostanza che, se confermata, avrebbe fatto dedurre un accordo – fra la donna, il marito, e l'autore del post – per incolpare di aggressione un non meglio identificato uomo di colore. Ma in realtà non fu così: una perizia ha infatti accertato, nell'orologio della telecamera, lo “sfasamento” di un'ora.