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Il premier Netanyahu preoccupato delle intenzioni 'nucleari' del presidente turco Erdogan

La corrispondenza di Massimo Caviglia

16 ott 2019
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La corrispondenza di Massimo Caviglia

L’ingresso delle truppe russe nei territori siriani abbandonati dall’esercito americano sta capovolgendo le intese in Medio Oriente. Il Presidente degli Stati Uniti ha dimostrato che i suoi alleati hanno buoni motivi per temere un voltafaccia. E come già i curdi, che per resistere agli attacchi di Ankara si sono accordati col regime di Damasco a sua volta protetto da Mosca, anche il premier israeliano Netanyahu deve ormai fare riferimento a Putin per risolvere i problemi al confine nord. Alle milizie Hezbollah e ai Pasdaran iraniani si è infatti aggiunta l’incognita delle 50 testate nucleari americane depositate a 70 miglia dal confine turco-siriano. Le bombe atomiche rientravano in un piano di deterrenza della NATO, ma ora il Presidente Erdogan si oppone alla riconsegna e già si parla di “armi in ostaggio”.
Anche se al momento i turchi non sono in grado di poterle attivare, qualche consigliere russo potrebbe fornire le conoscenze utili a rendere il califfo di Ankara una nuova potenza atomica. Durante un comizio, il Presidente turco aveva espresso la sua frustrazione per non possedere armi nucleari, aveva sostenuto che neanche Israele dovrebbe averne, e che non accettava questa disparità. Ennesima preoccupazione per il premier Netanyahu perché, in caso di guerra, Israele potrebbe trovarsi a dover combattere anche senza l’appoggio americano. In questa situazione di stallo, l’unica cosa su cui al momento Gerusalemme può contare è l’accordo con Mosca sulle azioni in Siria contro le basi di armi iraniane. Una goccia nel mare, fino a quando durerà.

Massimo Caviglia