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Israele: la seconda ondata del Covid potrebbe travolgere Netanyahu

La corrispondenza di Massimo Caviglia

13 lug 2020
La corrispondenza di Massimo Caviglia
La corrispondenza di Massimo Caviglia

Uno studio sugli scenari che potrebbero scaturire dall'applicazione della sovranità di Israele sul 30% della Cisgiordania ha concluso che il danno per la sicurezza nazionale e per la posizione diplomatica del Paese sarebbe enorme. Un'ondata di violenza palestinese a Gerusalemme, l’abrogazione del trattato di pace tra Israele e la Giordania, e una nuova amministrazione alla Casa Bianca, sarebbero solo i rischi più evidenti. Il candidato democratico Biden a novembre potrebbe ritirare il riconoscimento americano all'annessione, e forse anche la protezione del veto alle risoluzioni contro Israele nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Ma, accantonato per il momento il progetto e le polemiche sugli insediamenti, il Primo Ministro Netanyahu si trova di fronte un nemico che potrebbe batterlo più rapidamente di un avversario politico o di un giudice. Il virus continua infatti la sua corsa inarrestabile e il 61% degli israeliani è insoddisfatto della gestione della pandemia da parte del premier. Il 75% ritiene che il governo non stia gestendo bene la crisi economica, e l'83% è preoccupato per la stabilità delle proprie finanze. Gli aiuti dello Stato per l’emergenza Covid sono solo un palliativo per un’economia che ha visto crollare l’occupazione e quasi fallire la compagnia aerea di bandiera. Molti lavoratori sono allo stremo, e la metà degli 80 miliardi promessi non sono ancora arrivati a causa della burocrazia. Unica nota, che ha leggermente risollevato l’immagine del premier, è il danneggiamento del padiglione per l’assemblaggio delle centrifughe nucleari a Natanz, che ha riportato indietro di un anno il programma atomico iraniano. Agli ayatollah ora la decisione se vendicarsi prima delle elezioni americane o se attendere tra quattro mesi un’amministrazione meno favorevole a Israele.

Massimo Caviglia