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E' morto Gianni Mura, Brera perde l'ultimo erede

Calcio, Ciclismo e Cucina nella vita del maestro di giornalismo

di Roberto Chiesa
21 mar 2020
Gianni Mura (sportevai.it)

Bastava non chiamarlo "maestro" e non professarsi "vegani". Per  loro c'era al massimo una pietosa indifferenza. Gianni Mura era uno per tutti, gli altri. Per calciofili, per gli amanti del ciclismo, per chi nè l'uno e nè l'altro: si legge semplicemente per leggere Mura. Milanese del '45, formato, meglio forzato, alla scuola di Brera che un bel giorno ne fa ha fatto un piccolo buddha quando passandogli accanto gli sibila all'orecchio: "De pù de vècc no se pò scampà". Una confessione in dialetto milanese e per Brera eri uno di famiglia. Inviato al Giro dal '65 e di seguito anche al Tour. Raccontava la corsa, ma soprattutto il gruppo, i paesi, i ristoranti, gli usi e i costumi. E quante volte senza scrivere chi ha vinto con un pallido sommarietto riepilogativo aggiunto da mano misericordiosa in redazione. Mai un appunto durante la corsa: "Quel che il cervello non memorizza, è spazzatura" diceva tanti piccoli aspiranti e poi ad un certo punto del pomeriggio cominciava a picchiare sui tasti e intorno si faceva il vuoto. Mura che scrive è un gesto tecnico patrimonio dell'umanità. Scrive "Giallo su Giallo", "La Flame Rouge", "Storie dei mie Tour". Sono al contempo un inno al ciclismo, un'analisi socialdemocatica dei cittadini di Francia, e una guida Michelin. Raccontava di Casseula e foie gras e tra un traguardo volante e uno sprint, ma odiava masterchef stroncato in una riga con "i nazischef non sono cultura". E ultimamente quando passati i 70 lo sport lo intrigava sempre meno scriveva di tutto con garbo e competenza. "Sette giorni di cattivi pensieri" è la rubrica che ha ospitato la poesia d'amore a Marco Pantani, l'elegia allo Zafferano, il bacio ai medici di Emergency e qualche colpo tra sciabola e fioretto al Governo del calcio che non faceva mistero di detestare cordialmente. Aveva inventato i "Senzabrera", tutti quelli che senza Giuan avevano perso ogni ragion d'essere. Cattivi pensieri e una riga: "Ciao Gianni, ti ricorderò con un sigaro, un bicchier di vino e un colpo di tosse". E lui che odiava le malattie e i funerali se ne va così in tutta fretta mentre la sua Milano soffre la nuova peste e le pubbliche esequie sono vietate. Se ne va dando l'idea di aver scritto anche il copione di addio.