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Analisi sulle trattenute di solidarietà delle pensioni e 'due grida di amarezza' di Orietta Ceccoli

21 mag 2020
Analisi sulle trattenute di solidarietà delle pensioni e 'due grida di amarezza' di Orietta Ceccoli

Non avevo finora approfondito il problema delle pensioni, ma dopo l’ultima decisione sulla ritenuta fiscale straordinaria per solidarietà Covid-19, sancita dall’art.5 del decreto legge n. 67 del 2020, ho cercato di capire quale meccanismo fosse alla base della continua diminuzione delle pensioni percepite dagli anziani. Ho trovato che prima di questo decreto, ci sono stati altri due interventi legislativi, nel 2011 e nel 2013. Attraverso la riforma del sistema previdenziale del 2011, è stata introdotta la ritenuta di solidarietà (art. 24 della legge n.158/2020) con la motivazione di attuare la “solidarietà fra pensionati e lavoratori attivi. In pratica, dal 1 gennaio 2012 la parte delle pensioni, che è superiore a € 1.500, è stata mensilmente diminuita di una ritenuta progressiva, che a partire dal 2% sale fino al 10,5% per le pensioni di importo più elevato. In pratica a partire dallo scaglione di €1.520,01- € 2.000, la parte della pensione eccedente €1.500 euro è stata annualmente diminuita del 2%, per lo scaglione successivo € 2.000,01- € 2.500 la detrazione è del 2,5%, per lo scaglione €2.500,01- € 3.000, viene tolto il 3,5% e così via A questo primo taglio è seguito, nel 2013, un seconda sforbiciata, sempre con la fantastica denominazione: SOLIDARIETÀ! Si sono maggiorate le aliquote di detrazione, si è aggiunta, alle precedenti aliquote, una percentuale del 1,5% fino allo scaglione dei 4.000 euro. Le pensioni, per gli importi superiori, sono state tagliate pesantemente, con aliquote che vanno dal 15% al 35%, in attesa della fissazione del massimale pensionistico. Tralascio, per non appesantire la narrazione, il tema dell’indicizzazione dei trattamenti di quiescenza, cioè l’applicazione della famosa scala mobile, che dal 2006 è stata riconosciuta in misura decrescente in base all’importo della pensione. Avevo sentito parlare di pensioni d’oro a San Marino, invece mi sono accorta che in realtà la scala delle prestazioni si gioca su un differenziale monetario che va dai €1.050 (trattamento minimo) a poco più di 4.000 euro. I fortunati che prendono pensioni superiori a € 3.500 sono circa il 3,5%, perché più del 50% ha pensioni inferiori a 1.500 euro e poco più del 40% vive con entrate pensionistiche, che vanno da € 1.500 a € 3.500. Le famiglie monoreddito, quelle numerose, che vivono in affitto, se non hanno altri introiti, devono prestare ben attenzione per arrivare alla fine del mese, considerando che il costo della vita a San Marino non è certamente basso. Bisogna considerare che il 60% delle famiglie sono composte da una sola o al massimo da due persone Nel 2020 si scatena la tempesta del coronavirus: le vicende le conosciamo tutti! Come premio ai pensionati, molto impauriti perché il virus predilige l’età elevata, il governo per tranquillizzarli che cosa fa: li rende paladini della solidarietà ed emette il decreto legge n.67, con ulteriori aliquote di detrazione delle pensioni. Questa volta i tagli sono lineari, le detrazioni delle pensioni, per la parte superiore a € 1.500, sono decrescenti dal 15% al 10%, al 7,5% fino al 5%, per quattro mesi, da maggio ad agosto. Perché questa linearità: il 95% dei pensionati è all’interno delle fasce da € 1.500 a € 3.500. I tagli lineari permettono in tempi brevi di fare maggiore cassa. Penso di non sbagliare se nel giro di 4 mesi ho stimato un passaggio di risorse finanziarie dai fondi ISS al bilancio dello Stato di poco meno di 1 milione di euro. L’operazione di travaso di fondi contributivi ai fondi pubblici viene fatta, dimenticando i principi costituzionali dell’ordinamento sammarinese: Tutti sono uguali davanti alla legge, tutti i cittadini hanno l’obbligo …. di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. L’emergenza fa dimenticare i principi basilari di un ordinamento democratico, che viene esso stesso messo in quarantena. Questo privilegio dei pensionati di avere una tassazione aggiuntiva, come gruppo sociale detentore di liquidità, ha la nobile finalizzazione, già prevista nella legislazione d’urgenza, con il decreto legge n.63/2020. All’art. 18 è prevista la costituzione del fondo straordinario a sostegno del rilancio dell’economia che indica i seguenti interventi risolutori: Finanziamenti agevolati alle imprese; Finanziamenti infrastrutturali pubblici e privati, Finanziamento a fondo perduto alle imprese e alle famiglie; Finanziamento a fondo perduto a sostegno del fondo ammortizzatori sociali. E’ bene ricordare che a San Marino non è operativo un meccanismo che possa dire con tempestività, quale sia la condizione economica delle famiglie e dei soggetti che risiedono in Repubblica, per cui sarebbe molto importante che ci sia la massima trasparenza e documentabilità di come queste risorse finanziarie verranno destinate e distribuite. A questo punto emerge l’esigenza di una presa di coscienza collettiva che la finalità di un sistema pensionistico debba essere quello di essere coerente e in maniera costante, con la finalità assicurativa del lavoratori e dei cittadini e tra le generazioni. Non sono più tollerabili invenzioni e introduzione di meccanismi automatici che perseguono finalità redistributive tra categorie, anche se le decisioni sono il risultato di concertazioni tra governi e forze sociali e ci si avvale di nobili parole, quali la solidarietà. La domanda legittima è la seguente: le ritenute di solidarietà che dal 2012 sono state sottratte alle pensioni, sono state restituite dallo Stato ai fondi originari? Se non sbaglio, c’è un obbligo di riportarle al Fondo pensioni obbligatorio dell’ISS, cosi dice il comma 4 dell’originario articolo 24. Ho chiesto a diversi interlocutori, ma non mi hanno saputo dire nulla, forse non ho chiesto alle persone giuste? Speriamo che sia così! La fiscalità e la parafiscalità sono questioni serie e documentano il livello di democrazia e di equità tra gli interessi individuali e collettivi di un paese. Il rispetto dei principi costituzionali lo è altrettanto. Mi auguro che si voglia intraprendere la strada giusta. Forse questo è uno dei modi migliori per il rilancio dell’economia.

 Due recenti articoli, apparsi sui quotidiani sammarinesi, mi hanno particolarmente toccato, perché lanciano gridi di grande amarezza, a cui non si può essere indifferenti: il primo della dr.ssa Elena Mularoni, responsabile dell’Oncologia, quando dice “voglio esprimere un elogio smisurato a mio figlio che sta cercando la sua strada fuori da questo paese, di cui da molto tempo ….ha intuito il baratro morale in cui è precipitato”; il secondo è contenuto nel comunicato dell’Unione Commercianti, “… dovere di ogni governo … perseguire o andare a prendere il maltolto a chi ha veramente prosciugato questo Paese a partire dalla monofase, fallimenti di convenienza, sistema bancario, gestione dei fondi pensione, ecc.” Se la politica non ascolta perché è troppo impegnata a duellare sul nulla, la pubblica opinione, i sammarinesi non possono rimanere indifferenti di fronte a queste denunce, perché diventa non solo profetica, ma reale la previsione di Marino Cecchetti, quando scrive “ la dissoluzione della nostra Comunità- Stato non è più solo un rischio.” San Marino da tempo è afflitto da una grave patologia, non ha in senso lato una classe dirigente all’altezza dei suoi compiti di piccolo Stato all’interno di una realtà geopolitica di potenze in intensa competizione, dove le istituzioni multilaterali, non riescono più ad avere un peso significativo. Avere una classe dirigente significa preparare i propri cittadini a svolgere bene i propri ruoli nelle professioni, nelle cariche istituzionali, nelle strutture intermedie della comunità, nella amministrazioni pubbliche e private, nella configurazione normale di cittadinanza. Il caos regna sovrano, anche se il caos ha nella moderna matematica le sue regole, non da tutti conosciute! Le professionalità sammarinesi, molte volte, non sono state riconosciute e valorizzate, si è fatto un uso massiccio dei “consulenti,” molto ben pagati, che molto spesso ci hanno offerto professionalità inferiori ai compensi percepiti, propinato progetti irrealizzati, che hanno riempito le nostre biblioteche, ogni pagina progettuale è costata molti euro o lire, un autentico spreco! Consulenti, affiancati ai professionisti sammarinesi, incapaci di relazioni cooperative, con la creazione di climi organizzativi di autentico conflitto, che è la situazione nettamente contraria agli obiettivi di efficienza e di efficacia necessari per offrire buoni servizi ai sammarinesi. Chi chiede aiuto non viene ascoltato, prevalgono logiche di potere e di visibilità personale. Sulle consulenze, San Marino ha seguito l’andazzo italiano, le professionalità delle grandi imprese pubbliche, sono state sostituite dai vari consulenti, si sono attuate forme di privatizzazione delle competenze. In questo modo si è logorato in Italia il patrimonio tecnico-professionale del comparto industriale del secondo dopoguerra, tant’è che oggi si riparla con insistenza di ricostituzione dell’IRI, non solo come struttura, ma come potenziamento delle risorse umane e professionali. Sulle responsabilità lanciate dall’Unione Commercianti in merito al mancato contrasto all’evasione, specie all’imposta monofase ed altro, c’è da registrare la continua volontà delle compagini politiche, che negli anni si sono succedute al potere, di non affrontare questa criticità delle entrate pubbliche, ma vorrei anche aggiungere, una continua disattenzione degli organi dell’amministrazione finanziaria nel contrasto ai fenomeni di elusione fiscale. Da diversi anni i livelli professionali di vertice del settore pubblico allargato sono stati precarizzati. Attenzione non parlo delle figure apicale con funzioni tecnico-politiche. Parlo dei dirigenti professionali, che dopo un certo numero di anni devono essere riconfermati, sono soggetti al sistema dello spoil- system. Quindi non abbiamo funzionari al servizio della comunità, ma sono in correlazione alle compagini al potere. In questo contesto, se manca l’input politico di lotta all’evasione, è ben difficile una autonoma strategia amministrativa in tale direzione. Questa criticità dovrebbe essere affrontata. Dirigere uno Stato, anche piccolo, è una funzione molto complessa, la classe dirigente deve prepararsi, non ci si improvvisa. Deve inoltre pensare, come fanno le classi dirigenti dei piccoli Stati europei, a preparare i propri cittadini a ricoprire le posizioni apicali nelle istituzioni, nell’economia, nei settori strategici. Impiegano competenze esterne, i famosi consulenti, in posizioni importanti, ma hanno sempre il controllo del sistema. Copiare le buone prassi potrebbe essere vantaggioso e poco costoso! Non dobbiamo allontanare i nostri giovani con più talento, ora molti se ne vanno a lavorare fuori di San Marino, creano all’estero le loro famiglie, la Repubblica non si può permettere una tale emorragia. Il fenomeno dell’emigrazione giovanile non è studiato, ma penso che questo flusso negli ultimi anni sia stato e continui ad essere significativo. Se la Politica non ascolta, noi sammarinesi dobbiamo farci ascoltare!

Orietta Ceccoli