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Gli auguri di Natale del Vescovo Mons. Andrea Turazzi

24 dic 2015
Mons. Andrea Turazzi
Mons. Andrea Turazzi
Rivolgo a tutti, senza alcuna distinzione, l’augurio di un buon Natale. Allo stesso modo mi dichiaro disponibile all’ascolto e all’aiuto verso chiunque. In questi giorni c’è chi sente ancor più il peso della solitudine, il disagio della povertà, il carico della sofferenza.
Il Natale è un momento che coinvolge tutti e ne godo. Sono felice che, consapevolmente o no, si renda omaggio a Gesù, il Signore. Sarà un giorno ben triste quello nel quale spariranno i segni della festa e ogni luce: allora si dovrà riconoscere che hanno sloggiato Gesù, del tutto.
Devo constatare una caduta di qualità della fede: anche il popolo cristiano sembra non sapere più cosa sia veramente il Natale e che cosa celebri. Lo dimostra l’imporsi di alcuni modi di dire: “Aspettiamo che nasca Gesù bambino… Cantiamo la ninna nanna… Gesù sta per nascere, venite adoriamo”. Espressioni ingenue e povere di fede adulta. Gesù è nato una volta per sempre a Betlemme, da Maria di Nazareth, dunque non si deve più attendere la sua nascita.
Come si celebra allora il Natale da autentici cristiani?
Si fa memoria della nascita di Gesù, del Figlio di Dio che si fa uomo (il Verbo si fece carne – Gv 1,14). A Natale i cristiani volgono poi i loro sguardi alla venuta gloriosa di Cristo perché, secondo la sua promessa, Egli ritornerà per giudicare vivi e morti. Dio sa quanto bisogno abbiamo della sua venuta e quanto forte sia la nostra implorazione in questi giorni difficili: Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi. O Dio, vieni a salvarci. Vieni, Signore Gesù. Erano le preghiere dei poveri, ai quali veniva ripetuto: Alzate il capo, la vostra liberazione è vicina!
Dobbiamo ammettere che questa tensione di attesa è piuttosto attenuata nelle comunità cristiane. Ignazio Silone, più o meno con queste parole, diceva: «Non vale la pena far parte di quelli che dicono di aspettare il Signore e lo attendono con lo stesso entusiasmo con cui si aspetta il tram».
Vorrei dire di più: dopo la prima venuta a Betlemme e l’attesa del suo ritorno glorioso, è Natale quando si apre il cuore al Signore Gesù, il Vivente. Nascesse mille volte a Betlemme, se non nasce in me… tutto è inutile.
Ho scritto così nel biglietto augurale: «Colpo di scena: Dio, stanco di essere studiato come fosse un libro, butta nel cestino secoli e secoli di congetture e risponde in un attimo ad ogni domanda. E la sua risposta non è fatta di parole, ma di un volto: quello di Gesù Bambino».
Gli uomini hanno vissuto e vivono una lunga ricerca di Dio. Eccolo, il Signore, si è fatto vicino. Vuoi conoscerne veramente il volto?

+Andrea Turazzi