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Ucs: "L'economia deve ripartire o faremo la fine della rana nell'acqua bollente"

26 apr 2020
Ucs: "L'economia deve ripartire o faremo la fine della rana nell'acqua bollente"

Molte attività, come è giusto che fosse nel momento di inizio emergenza Covid19 e cioè il 9 marzo improvvisamente sono state chiuse e fino al 4 maggio resteranno chiuse, con azzeramento dei propri fatturati e quindi per ricaduta logica, azzerando o diminuendo di moltissimo anche la liquidità dei proprietari, anch'essi consumatori di questa Repubblica. Altre hanno operato con le consegne a domicilio, ma anche qui, con introiti notevolmente diminuiti rispetto alle operatività ordinarie e quindi liquidità molto inferiore anche come consumatori. Altre ancora sono rimaste aperte ma operando al 50% e mettendo i lavoratori restanti in CIG, quindi, con una liquidità inferiore del consumatore anche in questo caso. Con la diminuzione dell'allarme per il Covid19, mantenendo chiaramente un allerta forte all'involversi speriamo della pandemia, è giunta l'ora di attuare la prossima fase. Prevedere una riapertura graduale di tutti gli esercizi, chiaramente in linea con le precauzione e i comportamenti idonei a contenere lo sviluppo e la diffusione del COVID 19. UCS ritiene, sentiti i suoi iscritti, che bisogna, prima del 4 maggio aver già strutturato un percorso sugli scaglioni di riapertura. Qualcuno potrebbe chiedersi perché UCS, associazione dei Consumatori entri in queste dinamiche di prevalenza datoriale. La risposta è semplice, spiega il suo Presidente, Francesca Busignani: "se non riparte l'economia attraverso le riaperture, con le dovute precauzioni, visto che purtroppo dovremmo convivere col virus per lungo tempo, il consumatore si troverà ad avere una liquidità sempre più esigua. Il consumatore è anche il proprietario di esercizi chiusi, è consumatore il lavoratore di ditte in regime di CIG, è consumatore il libero professionista che non lavora etc etc. Oltretutto, se le riaperture verranno posticipate in toto, si andrà incontro anche ad un altro fattore e cioè, che al momento della fine del lokdown, i consumatori avranno in tasca pochi soldi e avranno eroso i propri risparmi, quindi gli acquisti o i pagamenti in genere, subiranno una diminuzione ancora più marcata. Questo genererebbe, a parte l'impoverimento della liquidità del consumatore, anche una mancanza di introiti allo Stato, sia per le tassazioni dirette che indirette; che a loro volta, originerebbero un ulteriore ammanco nelle casse dello Stato, che si troverebbe probabilmente, ancor più in difficoltà nel poter pagare con percentuali dignitose la malattia, innestare liquidità nel comparto sanitario e in ogni comparto che deve essere sostenuto ma che ha un costo sullo Stato e forse, per far fronte ad alcune uscite, potrebbe contemplare tagli o diminuzioni in alcuni ambiti, generando purtroppo un ulteriore decrescita. Nel DL 63 si è tentato di dare sostegno ai nuclei familiari e alle imprese e di ciò ringraziamo il Governo per la condivisione nel percorso e per aver accolto diversi suggerimenti di UCS, ma è palese che se le casse dello Stato fossero state più capienti gli interventi sarebbero stati più cospicui, come è palese che se non riparte l'economia e non arriva liquidità da fuori, probabilmente non si riuscirà a mettere in campo nient'altro o poco altro per aiutare chi è in difficoltà, perché ci saranno pochi flussi d'entrata di cassa. Tenendo presente oltretutto che se riparte l'economia, le stesse famiglie in difficoltà così come le aziende diminuirebbero progressivamente. È un po' come la storia della rana nella pentola d'acqua sul fuoco, all'inizio l'acqua è fredda e la rana non avverte pericolo, poi inizia a scaldarsi ma non capendo l'imminente pericolo letale ancora non si muove, poi diventa bollente, ma la rana si è indebolita troppo e non ha più la forza di reagire. San Marino non può permettersi di fare come quella rana e siamo certi che il Governo questo ce l'abbia ben presente. L'economia deve ripartire, o San Marino si troverà, nell'ipotesi migliore, con migliaia di consumatori in "decrescita felice" e questo è un termine, ma soprattutto una condizione che forse per qualcuno è tollerabile e sopportabile, per noi NO, quindi ribadiamo la nostra disponibilità a confrontarci e a dare il nostro contributo perché ciò non avvenga".